Libri

Dialogo tra Dagobar ed una commensale

Taverna di paese ignoto

 

"Per me? Per me, tutto è iniziato con una spada."
Con un gesto, il guerriero, seduto al banco accanto ad un'attraente matrona, solleva il falcione dall'elsa perchè la tenue luce del locale illumini il metallo.
"Mi ricordo bene quel giorno. Aravo la terra di uno dei nostri campi con i fratelli ed all'improvviso *TANG* la zappa si blocca. Era terra dissodata e quindi stavamo andando giù a fondo per la semina, ed il colpo mi ha informicolato le mani, tanta era la forza che ci avevo messo. Metto giù l'attrezzo ed ecco che spunta un luccichìo da sotto terra, mentre sposto radici e grumi di terriccio, un taglio di metallo. Ho provato una strana sensazione in quel momento, quasi come un presagio, e sapevo di che si trattava anche se ne vedevo appena un'accenno." Con un gesto veloce, presentando il falcione senza spostarlo, "Era lui."
Passando il pollice sul piatto della lama, il cui taglio interno appoggiava al bancone, la mano dell'uomo si ferma, ad un certo punto.
"Qui, vedi, c'è il solco della zappa. Anche se ho rimesso a nuovo il taglio e l'elsa, quello ho preferito lasciarlo."
"E queste?" disse la donna, avvicinando languidamente la mano all'arma. "Sembrano tacche."
Con lo sguardo che ad un tratto sembrò andare oltre la donna, a scrutare dove non è con gli occhi che si vede, egli disse "Sono ricordi."

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buona continuazione...