strict warning: Only variables should be passed by reference in /opt/hoster/vhosts/riccio.sebastian.it/httpdocs/modules/book.module on line 372.
warning: array_merge(): Argument #4 is not an array in /opt/hoster/vhosts/riccio.sebastian.it/httpdocs/modules/htmlarea.module on line 164.
di sangue e morte | la tana del RiCCiO

di sangue e morte

Di sangue e morte

Tutto si era fermato in un istante, il paletto ben appuntito di quercia era entrato in profondità attraverso le carni, passando oltre le costole fino al cuore; pulsante sangue nero e maligno. Gli occhi del vampiro aperti e per l’ultima volta vedenti.

Gli artigli sprofondarono nel terreno come pure l’urlo di orrore nelle viscere del tempio del drago. Il corpo inarcato e fremente come ultimo gesto di morte.

Ed infine la spada, che portata con precisione tagliò la testa del Maestro.

I suoni e le immagini rotearono e divennero confusi i sensi.

Io, Gulthias vivrò in eterno.

Come il sibilo del vento, le ultime parole di Ashardalon serpeggiavano tra le vesti ed i lunghi capelli di Terythis. Il Cataclisma, non c’era più nulla ormai che le importasse, nemmeno il potere o la salvezza, ma il drago.

Il mio sangue ti scorre nelle vene, Signora. Come pure mi appartiene il sangue del tuo servitore.

Io ti offro il tempo Terythis!

Reminad, era morto, atroci ferite sfiguravano il suo immenso cadavere e l’oro era divenuto rame nella mescolanza con le tinte rossastre del sangue.

Mentre si dipingeva cupo il suo viso e l’odore sulfureo si faceva più forte, le mani di Terythis ospitavano una sciame di meteore.

©

Il cielo grigio si è dipinto di morte quel giorno portando piogge torrenziali. La terra si è spaccata. Il vento ha sollevato i lamenti e la sofferenza.

Ed Io ho atteso la rinascita.

La cittadella Senza Sole

Dopo migliaia di anni la cittadella ospita il male di un tempo. Nell’attesa di nuovo sangue, Gulthias corrompe le anime ed i corpi degli avventurosi e vive nella dimenticata sofferenza di cento vite.

Primo giorno d’inverno

L’arrivo in paese dello straniero non era stato praticamente notato, si era tenuto sempre in disparte, nell’angolo più al riparo della taverna, camminando strade poco frequentate e parlando di rado.

Aveva ascoltato però, chiacchiere riguardo la Cittadella gli erano giunte all’orecchio, come pure aveva sentito dei valorosi che giorni prima si erano fermati in paese ed avevano apertamente annunciato “ Distruggeremo il male che alberga nel vecchio Tempio”. Di frutti avevano raccontato, bianchi e rossi, di strani arbusti e di certa ricchezza per chiunque avesse saputo esplorare la Cittadella. Aman si era fatto sfuggire più di un sorriso nel sentire tante sciocchezze riguardo un luogo dimenticato dagli dei; eserciti in lotta? Goblin e Coboldi in guerra per contendersi il territorio all’interno del tempio? Chi mai aveva concepito tale assurdità! Belak? Un druido rinnegato che nelle viscere della terra pratica arti arcane ed oscure? Frutti che danno la morte, che danno la vita. Riguardo le ricchezze non aveva dubbi, un tempio in rovina, certamente infestato da creature malvagie; “quale altro segreto volete si celi in quel posto?”

Dopo tre giorni di sosta ne aveva avuto abbastanza, le informazioni non gli mancavano e la strada per la Cittadella era breve, da Collequercia si sarebbe incamminato lunga la vecchia strada a nord del paese ed in poco più di sei ore si sarebbe ritrovato all’ingresso del vecchio tempio.

Al calare del sole un leggero vento da sud portava con se l’aria gelida dell’inverno e soffice la neve si adagiava sui suoi bianchi capelli. Le vesti pesanti lo riparavano dal gelo con efficacia, nonostante ciò la sua figura era ben delineata; anche nell’oscurità si poteva intuire il corpo snello ed agile di un elfo, il viso pallido, gli occhi grigi, lineamenti di grande bellezza. Il passo veloce e praticato dell’elfo era spedito anche nella neve, la notte si avvicinava e con essa il silenzio tanto gradito alle orecchie di Aman, anche se il cielo era poco limpido le stelle e la luna fornivano una sufficiente illuminazione. Quella notte niente lo aveva insospettito, il viaggio era stato stranamente tranquillo e il giungere dinanzi alla discrepanza nel terreno che indicava la presenza sotterranea della Cittadella si era dimostrato senza incontri indesiderati.

Con certo timore ed eccitamento aveva investigato il terreno circostante, orme vecchie di quattro giorni erano presenti tutto intorno al burrone, orme stupidamente incaute, si erano avvicinate al precipizio tanto da rischiare di cadere al minimo cedimento del terreno. La sua speciale vista non gli consentiva di vedere in fondo al buco, osservando sia ad est che a ovest, “ saranno circa un chilometro e mezzo per venti metri di profondità!”

La sua natura investigativa lo aveva trattenuto nei dintorni del burrone per circa trenta minuti, due differenti figure avevano lasciato quelle impronte quattro giorni prima, stazza media, peso medio; “altre impronte…”, queste presenti solo nell’area vicino alla rudimentale scala a pioli, passo leggero e calzature di cuoio, certamente una donna. “ Pare che non sarò solo negli abissi del tempio.”


©

La scala a pioli era fermamente sorretta da due grossi pilastri conficcati nel terreno, “ parrebbe un ponte crollato nel disuso più che una scala “ lo sguardo dell’elfo si era spostato ad ovest e ad est per un ultima volta, poi con la leggerezza tipica della sua razza si era inoltrato silenziosamente nelle profondità. Ad ogni passo si era soffermato per ascoltare con attenzione il terreno sottostante, ed aveva fatto estrema attenzione a produrre il minimo rumore.

(Roy)