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Il signore degli anelli | la tana del RiCCiO

Il signore degli anelli

copertina edizione italiana

J.R.R. Tolkien
IL SIGNORE DEGLI ANELLI

edizione italiana - 1993
  • La Compagnia dell'Anello
  • Le Due Torri
  • Il Ritorno del Re
titoli originali delle opere
  • The Fellowship of the Ring - 1954
  • The Two Towers - 1954
  • The Return of the King - 1955

LIBRO MITO

Sono stati scritti libri su libri per commentare e studiare l'opera che vi sto presentando e a buon diritto "Il Signore degli Anelli" è stato nominato "miglior libro del secolo".
Iniziato nel 1940 e finito 14 anni dopo, trova un posto al fianco dei giganti classici come l'Iliade e l'Odissea; in effetti di odissea si tratta, di un viaggio affrontato dal più improbabile degli eroi nel più incredibile mondo mai sognato, studiato e creato da mente umana.

Stiamo trattando del padre spirituale di tutta la letteratura e cultura Fantasy, mai nessuno (dobbiamo per forza escludere la saga di "Conan il Barbaro", che con questo genere letterario non ha niente a che fare) prima di questo libro aveva unito storia, leggende e folclore in un unica, grande saga, creando una terra calpestata non solo da piedi umani ma anche da Elfi, Nani, Orchi, creando Guerrieri e Stregoni, draghi e esseri oscuri e maligni, una terra di grandi gesta ma anche di piccoli eroi, una terra con la propria storia che intreccia i destini dei popoli che la abitano, tra razze, culture, genealogie, lingue e origini diverse e comuni allo stesso tempo: la Terra di Mezzo.

Tutto ha inizio con un libro, "lo Hobbit", per molto tempo considerato una semplice fiaba per bambini, scritta da un inglese originario del sud-africa, J.R.R.Tolkien, professore di lettere antiche; libro che racconta la storia di un hobbit, piccoli esseri dai piedi pelosi, di nome Bilbo, Bilbo Baggins della Contea, che un bel giorno viene "invitato" dallo stregone Gandalf a partecipare, insieme ad un gruppo di nani, alla ricerca del tesoro di un drago... in una delle tante avventure che il nostro hobbit affronterà, Bilbo si ritroverà in mano, quasi "per caso", un anello molto speciale, da l'invisibilità a chi lo indossa... proprio questo anello, passato poi in eredità a suo nipote, Frodo Baggins, sarà il centro e il fardello di tutto il secondo libro della serie, "Il Signore degli Anelli", in cui si scoprirà la vera natura del magico gingillo e che catapulterà il povero Frodo in un'avventura al di là delle previsioni del suo stesso avventuroso zio Bilbo.

La storia e la struttura narrativa stessa si evolvono mano a mano che il protagonista, Frodo, si allontana dal suo conosciuto e accogliente mondo e modo di vita, per avventurarsi sempre più in profondità nella storia e in quella che sarà poi la leggenda di una terra; all'inizio infatti l'unico compito di Frodo è quello di portare via l'anello dalla Contea, sotto consiglio del vecchio amico di famiglia, lo stregone Gandalf, e di ritrovarsi poi con lui al Puledro Impennato, una locanda nella terra di Brea, terra di confine tra il popolo degli umani e quello degli hobbit; compito ben accetto da Frodo, da sempre "anima avventurosa" e incline ai viaggi e da sempre affascinato dalle storie del vecchio zio Bilbo.
Ritroviamo dunque l'amore per il viaggio, il camminare a piedi all'aria aperta, con vestiti grezzi ma comodi e fidati, un bastone in mano e una canzone in mente, per il fuoco acceso di notte che riscalda i viandanti, tutto traspare dalle minuziose descrizioni di ogni particolare del viaggio, descrizioni di cose semplici e amate, così curate da poter sembrare noiose, ad un primo impatto, scritte per il semplice gusto di scriverle, ma talmente reali da permetterci facilmente di immaginare di essere lì con il protagonista.
In questo primo tratto di viaggio siamo quindi trascinati dall'idea che il protagonista ha della sua avventura, idea rafforzata dal primo incontro con gli elfi, esseri luminosi e magici, non di questo mondo, e lo stile narrativo si adegua perfettamente per creare l'atmosfera da fiaba in cui Frodo e il suo fedele compagno di viaggio, Sam Gamgee, sono immersi.

Ma al Puledro Impennato Gandalf non c'è e un incidente attira su Frodo l'attenzione degli avventori della taverna, soprattutto di uno, un ramingo umano dall'aria poco raccomandabile chiamato Grampasso; sarà con costui che i nostri eroi proseguiranno il viaggio per arrivare fino a Gran Burrone, patria dei mezzelfi, dimora del leggendario Elrond, per poter chiedere ospitalità e consiglio sul destino dell'Anello e del suo portatore.
Grampasso porta con se il suo passato e la sua parte nella vicenda dell'Anello, e quindi muta la fiaba di Frodo in un'avventura dall'esito incerto da cui molto della vita futura dei popoli della Terra di Mezzo dipende; abbiamo quindi che durante tutto il viaggio il numero dei personaggi, che si uniscono a Frodo o semplicemente incontrati, è in costante crescita, questi portano con loro la loro parte di storia e aiutano il protagonista a penetrare sempre più in profondità nel mistero che circonda l'Anello, costringendo sia lui che i suoi compagni ad una crescita interiore e portando parallelamente il racconto del libro a livelli sempre più alti: dalla semplice fiaba di un'hobbit all'avventura di un re ramingo, dalla magia della storia del popolo elfico fino ad arrivare a palpare, a sentire vibrante, l'epicità storica e leggendaria delle gesta narrate.

Arrivati per un soffio a Gran Burrone verrà chiamato a decidere il Concilio, formato da una rappresentanza per ogni popolo della Terra di Mezzo, infatti ogni popolo sente nell'aria una tempesta in arrivo, tempi bui e cupi a venire... l'orrore, l'incubo, il male che una volta era stato scacciato grazie al sacrificio di molti tra i più valorosi uomini ed elfi della Terra di Mezzo si è risvegliato e sta raggruppando le forze, il suo esercito... quel male che ormai sembrava solo leggenda è tornato, e rivuole il suo anello, l'Unico, in cui ha infuso tutto il suo potere...

Da lasciare senza fiato la quantità di concetti trattati o semplicemente accennati che rendono questo libro un pozzo di tesori poetici e letterali, a partire dal fatto che l'eroe non è il forte guerriero contro il male, ma un semplice, timido ed ugualmente valoroso hobbit della Contea, scelta fatta non senza un valido e logico motivo(...); in tutto il viaggio i nostri eroi attraverseranno terre la cui storia ancora si insinua nel presente grazie alla continua risonanza di storie vecchie e leggendarie, quasi come una presenza, come un compagno di viaggio, il passato si fa sentire insieme ai vecchi canti che verranno innalzati, o solo sussurrati, per rendergli onore; è impossibile non avere la sensazione che tutto sia reale, che sia già accaduto, ed in un certo senso è proprio così, prima di scrivere SdA, Tolkien aveva già scritto un'infinità di appunti(raccolti poi nel "Silmarillion"), dalla Creazione fino al ritorno degli Anelli nella loro terra di origine, sulla storia della Terra di Mezzo, ed è per questo che è così preciso nelle descrizioni ed è questo il motivo per cui sembra tutto così reale, perchè gli ambienti in cui si muovono i protagonisti non sono creati "semplicemente" ed a uso e consumo del libro, ma sono il prodotto di una loro storia, di un loro effettivo passato !

Un particolare importante per capire come mai è stato scelto un hobbit, è che l'oggetto magico che il protagonista riceve, l'Anello, non è l'arma magica con cui sconfiggere il male, ma è il male in sè, il fardello che il protagonista deve portare fino alla fine per poi poterlo finalmente distruggere, ed proprio per questo che solo un'anima semplice può affrontare questo compito, qualsiasi altro grande uomo o elfo o nano che sia, non potrebbe mai resistere a lungo alla tentazione di usare quel potere così temuto, distruttivo e malvagio; in questo troviamo anche un primo spunto per capire il concetto di "magia" che Tolkien descrive nel libro, magia come conoscenza che proviene da altri "livelli", come dire che per un bambino l'accendino del papà è magia, mentre l'adulto ne capisce il funzionamento, lo stesso è per la magia elfica, strana e misteriosa, ma considerata magia solo da chi non ne comprende la natura; da qui la concezione degli stregoni, studiosi che grazie alla conoscenza delle lingue e delle culture antiche penetrano e posso utilizzare le conoscenze di un altro "piano".

Basta ! Sono consapevole che ho semplicemente "sfiorato" gli argomenti trattati nel libro e che molti, forse troppi, non li ho nemmeno citati... ma non ho intenzione di scrivere un libro per spiegarne un'altro, semplicemente, leggetelo ! Permettetemi però lo sfizio di alcune congetture... è risaputo che gli hobbit, questi tranquilli piccoletti panciuti a cui piace mangiare e festeggiare, sono una rappresentazione fiabesca da parte di Tolkien del popolo che lo ha adottato, gli inglesi, ma c'è un altro personaggio che attira la mia attenzione, colui che è stato "corrotto dall'erba pipa dei mezzuomini", un uomo alto, studioso di lettere antiche, che dall'inizio alla fine sembra quasi "tirare le fila", nell'ombra...

Questa è la storia di piccoli uomini che scelgono di affrontare il male, il nemico del mondo, chissà se "Il Signore degli Anelli" sarebbe quello che leggiamo noi oggi, se in mezzo non ci fosse passata la Seconda Guerra Mondiale...


Gandalf, emm... J.R.R. Tolkien =) per saperne di più
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