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lettera al padre IV | la tana del RiCCiO

lettera al padre IV

Padre,

scriverti in questi momenti difficili aiuta il mio animo a ritrovare la pace, siamo qui, in territorio nemico, cumuli di morti ci circondano, amici e nemici hanno pagato un pesante tributo, in questo giorno di guerra.

I corpi sfigurati dalla morte di coboldi e goblin ricoprono la stanza in cui ci siamo chiusi, per sfuggire a lui, il drago bianco, e da tutte queste luride carogne il corpo di Krando spicca come un toro abbattuto, sanguinante…

La battaglia allunga la percezione del tempo, poche ore sono trascorse da quando abbiamo lasciato il covo dei coboldi, ma giorni sembrano essere passati. E’ stato facile, grazie alle nostre guide, raggiungere la parte della Cittadella senza Sole reclamata dai goblin, nessuno ad accoglierci, nessun attacco di fortuna ai nostri danni… Questo ha aumentato ancora di più la tensione che già ci opprimeva, secondo i coboldi i goblin ci aspettano in massa in un luogo preciso, il comitato di benvenuto sarà pronto per schiacciarci… bene, penso io, saremo pronti anche noi.

Arrivati in una stanza simile alla stanza delle colonne dei coboldi, Nipo si ferma e indicando un massiccio portone di legno pronuncia parole chiare a tutti, anche ignorandone la lingua, - Qui, goblin. - Quindi nel silenzio attendiamo Aman, che finito il suo giro di perlustrazione porta notizie, rumori di preparazione alla battaglia dietro al portone, non ci sono trappole, dopo poco, silenzio anche tra i goblin, sanno che i coboldi sono qui a reclamare il drago… Decidiamo di fare lo stesso gioco dei nostri avversari, ci nascondiamo dietro le colonne e attendiamo gli stolti che, accecati dalla noia o dalla curiosità, si affacceranno alla porta aprendola per noi, non sanno che insieme ai coboldi ci siamo anche noi.

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Una voce bestiale e carica di sfida, al di là del legno della porta, si fa sentire - Coboldi! Siete venuti a cercare la morte! - e, in barba a tutto il nostro sgomento, una voce ben più potente di quella di un misero coboldo risponde al richiamo della battaglia, Krando, brandendo l’enorme ascia bipenne, in un urlo di sdegno insulta e promette atroce morte a chiunque si trovi al di là della porta… Io e gli altri ci guardiamo attoniti, e mentre i coboldi infervorati dagli insulti dei goblin  caricano la porta per sfondarla, guardiamo Krando incitare e urlare in mezzo a loro la sua sete di sangue.

La porta cede facilmente, e i coboldi ormai ubriachi d’adrenalina caricano un paio di dozzine di goblin ben piazzati all’interno della stanza, cadendo in gran numero, mentre Krando, infuriato, con un salto tanto spettacolare quanto poco riuscito, salta le file dei coboldi per trovarsi nel mezzo della battaglia.

Ho ancora quella immagine impressa nella mente, di Krando che rotea il suo strumento di morte sopra la testa, e urlando non so quale bestiale bestemmia orchessa, paralizza gli avversari quanto noi, ancora nascosti dietro alle colonne che bersagliamo i goblin con dardi e frecce.

Timore e sconforto serpeggiarono tra i nemici colpiti dal mio Anatema, ma Fortuna sorrise loro, e le molte frecce da noi scagliate andarono ad incagliarsi nei muri, invece che regalare morte e scatenare il panico, e mentre i coboldi rimasti continuavano a caricare i goblin, già tre facce ghignanti circondavano Krando spillandogli vita… Intanto Dagobar, facendo affidamento sulla sua maestria nei confronti in mischia, si avvicinava al capo dei goblin.

Questi caddero trafitti a morte dalle frecce di Aman e Youar, scaraventandoli con la loro forza e precisione addosso ai loro compagni, Dagobar, sempre più vicino allo hobgoblin capo, stava affrontando due delle sue guardie, Krando, seppur continuasse a falciare nemici si trovava sempre di fronte tre spade sguainate, i coboldi, eroicamente, resistevano in pochi ma ancora occupavano le forze nemiche… Dopo poco la battaglia stava finalmente volgendo a nostro favore, di goblin ne erano rimasti ben pochi, di coboldi uno solo, oltre Nipo che aveva evitato accuratamente di battersi, ma una terribile sorpresa ci attendeva, sentendosi in pericolo il capo dei goblin era prima scivolato nelle retrovie e poi era scappato in una delle stanze adiacenti quella della battaglia… lo vediamo tornare con un sorriso folle, espressione di un’esaltazione malsana.

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Un lampo bianco attraversò la stanza, sorvolò il campo di battaglia e andò in picchiata sull’ignaro Dagobar, un alito ghiacciato fece rabbrividire il guerriero che voltatosi fisso impietrito il suo assalitore, il drago bianco, grande quanto un grosso cane, con un’apertura alare di quasi tre metri, rise di noi di un riso malefico - Morirete tutti. – Un’ombra cupa calò sui nostri sguardi, che folli siamo stati ! chi ha la minima idea di come si cattura un drago ?!

Youar impose di nuovo il sonno e in fretta e furia ci sbarazzammo degli ultimi tre goblin, compreso il capo, ma il piccolo eppur terribilmente temibile drago si avventò su Krando, che incoscientemente brandiva l’ascia sfidandolo… Artigli furono piantati nella sua corazza di cuoio, riducendola a brandelli e affondando letali nelle carni, morsi incisero e strapparono le già affaticate membra del mezz’orco, così, con lo sguardo appannato dalla morte e il drago ancora avvinghiato al suo petto, il possente Krando barcollo pericolosamente.

La decisione fu presa prima ancora che la domanda si formasse nella mia mente, benedetto dalla divinità, scattai con rabbia verso Krando e il maledetto drago, brandendo lo spadone come estensione di me stesso, e in un attimo, prima ancora che il drago si rendesse conto dell’azione in svolgimento, un preciso e terribile colpo lo costrinse a mollare la presa e fece scomparire l’orribile ghigno dal suo muso di drago.

Alzatosi in volo evitò facilmente le frecce scagliategli contro e un fiato gelato proruppe dalla sua gola, sfiorando me e Krando e centrando in pieno Dagobar, che in un istante divenne color azzurro ghiaccio e fu ricoperto di brina, come se da molte ore fosse stato esposto alle temperature più estreme. Poi, con uno scatto poderoso, si avventò sui due coboldi resi immobili dal panico e quasi staccò di netto la testa al povero Nipo, aprendo di netto il cranio del suo carceriere e infierendo ferocemente sul suo cadavere, fino a che, forse perché ferito, forse perché soddisfatto, volò via.

Adesso siamo qui, in territorio nemico, Youar ha prudentemente chiuso la porta, io con le ultime energie concessemi ho alleviato di poco le sofferenze di Krando. Aspettando che Dagobar si scongeli, abbiamo frugato tra i cadaveri racimolando un bel po’ d’oro, nella stanzetta dove era imprigionato il drago c’è un grosso buco con delle liane che sembrano messe lì a posta per facilitare la discesa o l’ascesa. Nella stanza abbiamo trovato altro oro e un fischietto di strana fattura, trasparente, Diesa ha mormorato qualcosa a proposito di nani oscuri, necromanzia…

Ma tutto questo non ci rallegra, l’oro non serve ai morti e noi dobbiamo, ancora una volta, decidere del nostro destino…

Assam Ibomz