warning: array_merge(): Argument #4 is not an array in /opt/hoster/vhosts/riccio.sebastian.it/httpdocs/modules/htmlarea.module on line 164.
lettera al padre VI | la tana del RiCCiO

lettera al padre VI

Padre mio,

strane sensazioni si aggirano inquiete in me, orrore e morte sono diventate mie compagne, qui nella Cittadella senza Sole, come pure furia ed esaltazione per poter essere ancora qui a scriverti… oggi la spada della nostra famiglia ha trovato riposo e degna fine, al ricordo le mani ancora bruciano di dolore, ma il cuore, padre mio, vibra come non aveva mai vibrato prima, gli inferi non sono ancora riusciti a trascinarci là dove le anime pagano i loro debiti…

Dagobar, con nostra sorpresa e senza esitazione, ha posto fine al balbettare impaurito del goblin catturato, seguendo la sua mappa siamo usciti dalla stanza dei lavoratori per entrare in uno spiazzo ben più ampio, dove la luce dei soliti funghi diradava a tratti l’oscurità imperante, permettendoci di vedere il fitto manto erboso che ricopriva il pavimento, ad un tratto una voce, ben poco amichevole, ci apostrofò dal lato sud ed in ombra della stanza, chiedendoci in tono irato cosa ci portava nel “suo giardino”.

Non vedendo cosa o chi ci venisse incontro ci siamo nascosti alla meglio nelle ombre, tutti tranne Dagobar che ritto e fiero, con le mani giunte ed appoggiate all’elsa del fido falcione, rispose in tono di sfida - Ci cago! - Dalle ombre un grosso bugbear ingaggiò battaglia brandendo selvaggiamente una falce, intuendo la minaccia che questo rappresentava, non so se per aiutare Dagobar o per non lasciarsi sfuggire un avversario simile, Krando uscì a sua volta dalle ombre con la minacciosa ascia alzata. Noi rimanemmo nascosti per sfruttare un possibile attacco a sorpresa a chiunque sarebbe accorso richiamato dal clamore del ferro rabbioso.

Una serie di colpi mancati innervosirono sia Dagobar che Krando, mentre la falce aveva già bevuto il sangue dei miei compagni, ma quando mi decisi ad intervenire una mano mi impose di girarmi a guardare nella direzione opposta, due ombre fluttuanti, due spettri del mondo dei morti stavano avanzando minacciosamente verso di noi. La mano era quella di Youar, che con fare furtivo e frettoloso mi indicava gli spettri con un muto ordine nel suo sguardo - fa il tuo lavoro, chierico! - Uscii dalle ombre con il palmo della mano alzato, disarmato, affidandomi ciecamente alla fede in Lui, e Lui rispose, con un ululato improvviso le due presenze malefiche attraversarono la parete e sparirono alla nostra vista. Contemporaneamente, l’urlo feroce di Dagobar si mischiò all’urlo di morte del Giardiniere, con un poderoso fendente il guerriero aprì di netto il corpo corazzato del suo avversario.

©

Erba crebbe a velocità impressionante là dove il corpo straziato del Giardiniere era caduto, guardando meglio, notammo che un’ampolla era rotta sotto il peso del cadavere… Rovistandolo altre monete fluirono nelle nostre tasche, visitammo le due stanze che davano sul giardino e le scoprimmo deposito di concime, Aman controllò la porta che dava, a nord, alla seconda parte del giardino, vedendo attraverso la serratura un numero indefinito di figure incappucciate zappare la terra. Aprendo quindi la porta attirò gli scheletri nella nostra direzione, ma l’improvvisa esclamazione sconcertata della nana fece esitare i nostri colpi, Diesa guardava con occhi luccicanti qualcosa che solo lei, abituata al buio delle miniere, vedeva, e non prestò la minima attenzione agli scheletri che uno dopo l’altro cadevano frantumati dai nostri colpi… Un elementale del fuoco, simile ad un lombrico, stava scavando con il suo muso incandescente nel terreno, mentre pietre preziose luccicavano all’interno del suo corpo vermiforme, ipnotizzando Diesa.

Decidemmo di lasciar stare l’elementale e di concentrarci sulle altre porte, Aman vide attraverso la serratura un gruppetto di goblin intenti in non so quali intrattenimenti, scassinò con maestria la porta e li sorprese alle spalle… ma un rumore, simile all’approssimarsi di un temporale, proruppe dal suo fondoschiena, sorprendendo i goblin quanto lui. Tremendamente imbarazzato l’elfo fece rapidamente dietrofront, lasciando spazio agli altri, ma non prima di aver evitato per miracolo un colpo di lancia, alzandosi sulle punte e piegandosi come un filo d’erba, con un verso strozzato sentì la lama arrugginita accarezzargli la gola, e benedì per un attimo le braccia corte dei goblin.

Ci sbarazzammo piuttosto in fretta degli avversari, ma notammo che l’elementale bloccava la porta che ci avrebbe fatto giungere all’ultimo corridoio, nel fondo del quale avremmo affrontato finalmente il druido. Difficile decidere cosa fare, affrontare, evitare o semplicemente attendere che l’entità di fuoco finisse i suoi comodi e lasciasse libero il passaggio… l’aria vibrava intorno a lui dandoci la certezza che un qualsiasi contatto con il suo lungo corpo avrebbe bruciato e liquefatto qualsiasi cosa, le idee ci divisero, le proposte si moltiplicarono, quando Krando, come ormai sua abitudine, decise anche per noi. Avanzò cauto tentando di aggirare l’essere ma questo, di scatto, si alzò come un cobra che punta la sua vittima, puntando minacciosamente la sua parte superiore ed incandescente contro l’interdetto mezz’orco.

Vidi per la prima volta Krando intimorito, indietreggiare di fronte al pericolo, ma dopo pochi passi del mezz’orco, l’elementale spiccò un balzo con un’agilità sconvolgente piazzandosi in mezzo a noi, la fredda mano della morte stava facendo la conta con le nostre teste… Youar e Aman indietreggiarono impugnando gli archi, io stavo per fare lo stesso, quando mi accorsi che Dagobar insieme a Krando non stavano affatto indietreggiando, ma fieri guardavano il dispensatore di morte sfidandolo… Una folle, sconcertante esaltazione si impadronì di me, un pensiero di morte mi attraversò le membra, impugnando lo spadone pensai, ecco, adesso, questo è il momento, l’attimo, in cui si deciderà se la mia vita sarà gloriosa o grigiamente pacifica, se tutti gli anni di sacrifici e di sforzi per diventare un guerriero viaggiatore saranno veramente ricompensati, se tutti i sogni di battaglie ed avventure non erano solo il vaneggiare di uno stolto bambino e di suo padre… io sono nato e ho vissuto per questo momento, e morte sarà il mio nome… in un modo o nell’altro…

Seguirono attimi concitati e furiosi, l’essere di fuco evitava i nostri colpi con un’agilità sconfortante, ma miracolosamente anche i suoi attacchi andarono a vuoto, per ben due volte io e Dagobar sentimmo il calore del suo maledetto muso così vicino da farci lacrimare gli occhi, mentre le frecce scagliate con precisione da Aman prendevano fuoco ed il getto di ghiaccio che magicamente veniva generato da Youar veniva evitato. Poi un colpo, finalmente un poderoso colpo del mio spadone non fu schivato e centrò l’obbiettivo… l’acciaio divenne rovente e solo grazie a Lui non urlai lasciando la presa, seguendo l’urlo delle mie mani ustionate malamente. Poi un dardo di Diesa sembrò intontire il nostro avversario e finalmente, con un’esclamazione irritata, Youar colpì con il suo gelo magico l’elementale, provocando in lui come un tremito… Un secondo colpo conficcato nel ventre dell’essere e il mio spadone andò in pezzi rovinandomi definitivamente le mani… istintivamente mi buttai a terra e sentii lo schizzo di calore immondo che proruppe dalla ferita dell’essere passarmi sopra la schiena, purtroppo Dagobar e Krando non furono così pronti, entrambi subirono i danni di quelle viscere incandescenti, Krando freneticamente si tolse l’armatura di cuoio che aveva preso fuoco.

Ci guardammo silenziosamente l’un con l’altro, se non fosse stato per il dolore, qualcuno avrebbe anche riso a vedere queste figure annerite e fumanti sudare copiosamente… ansimando per lo sforzo e la tensione, ci fissammo negl’occhi e sorridemmo…

Assam Ibomz

©