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lettera al padre XVII | la tana del RiCCiO

lettera al padre XVII

Riaprii gli occhi, strane ombre rosse si agitavano sulla roccia, nessun suono arrivava alle mie orecchie. Mi alzai in questa strana quiete ed osservai i miei compagni, le ferite che poco prima ricoprivano i loro corpi erano scomparse, anch’io, mi accorsi, non provavo più dolore. Guardai Dredén e lui rispose alla nostra muta domanda.

- prima di affrontare il recupero della pietra dei lamenti, mi sono procurato gli strumenti adatti per poterlo fare… ve l’ho detto, è lo scopo della mia vita. Ho dovuto affrontare molti pericoli per entrare in possesso delle due spade che ora uso, prima di cadere e morire con voi ho utilizzato due degli incantamenti di queste spade, Desiderio è il nome della magia che ci ha salvati e ha distrutto l’orda di scheletri. Questi incantesimi potevano essere usati una sola volta nella vita della spada. -

Youar spalancò gli occhi – Desiderio !? – esclamò – perché ne hai usate due ? –

- non è bene interferire con il naturale fluire del tempo, se è questo che intendi- rispose Dredén.

Avanzammo ancora per parecchie ore fino a che i miei occhi non furono infastiditi da una luce, la splendente luce del sole che ci annunciava la fine di quella maledetta galleria. Incrementammo il passo, incuranti del rumore prodotto, l’uscita era sempre più vicina ma un infernale muggito ci fece fermare di colpo. Da una galleria laterale fece il suo ingresso un Minotauro, gli occhi neri lampeggiavano di odio puro. Dredén scattò in avanti ma con mia sorpresa oltrepassò la bastia feroce e si diresse verso l’uscita, lì, l’ombra di una figura umana si stagliava alla luce del sole. Affrontammo il Minotauro senza problemi e con alcuni colpi ben assestati abbattemmo l’immonda creatura. Krando volle a tutti costi staccare la testa del Minotauro – diventerà il mio elmo – disse ammirando le lunghe corna.

Raggiungemmo Dredén all’uscita del tunnel, la luce del sole feriva i miei occhi ma sopportai con gioia il dolore, poco distante vedemmo il fumo che tranquillo usciva dai caminetti di Attif.

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Dredén disse che il messaggero portava cattive notizie, non aveva molto tempo a disposizione, doveva ripartire subito e consegnare ad uno di noi il piccolo scrigno che conteneva la pietra dei lamenti. – Come fai a sapere che alla prima occasione non ci sbarazzeremo di questo fardello? – chiese Youar. – Semplicemente, una volta accettato non potrete farlo – rispose Dredén – potete solo distruggerlo o consegnarlo a qualcuno che accetti la missione, proprio come voi. –

Arrivammo insieme ad Attif, la scelta del portatore fu fatta con sorprendente rapidità, nessuno del gruppo presentava spiccate caratteristiche malvagie, ma neanche benigne, nessuno tranne uno, l’elfo stregone, Youar Edeath, solo lui dunque poteva sperare di resistere al terribile influsso malefico che la pietra esercitava. Insieme al piccolo scrigno venne consegnato a Youar anche un amuleto, questo rigenerava progressivamente la forza vitale che la pietra dissipava, appena indossati l’espressione di Youar cambiò sottilmente – sento un costante flusso di energia che mi viene rubata e poi restituita – disse – è snervante. –

Senza tanti preamboli Dredén ci salutò, facendoci intendere che un nostro futuro incontro non era affatto scontato ed augurandoci successo, imboccò la sua strada. Osservai, mentre si allontanava, lo stemma delle due spade incrociate agitarsi sul mantello e ringraziai gli dei per l’onore che mi era stato concesso.

Attif è un piccolo paese ma abbastanza grande per permetterci di soddisfare i nostri bisogni primari, ci dividemmo quindi per sbrigare ognuno i nostri affari, quando ci ritrovammo Krando era seguito da un cucciolo di cane, il pelo lucido e nero e lo sguardo intelligente non faceva di certo pensare ad un trovatello randagio. – L’ho comprato, è mio – disse con evidente soddisfazione il mezz’orco – il suo nome è Krator. –

Girando per il paese tutti avevamo sentito le voci del malcontento generale, una banda di orchi accampati ad un’ora di cammino da qui stava spadroneggiando incontrastata. Raccogliendo maggiori informazioni venimmo a sapere che in realtà nessuno era stato maltrattato o ucciso. Unica eccezione, il commerciante che si era rifiutato di consegnare agli orchi un maiale e che per questo era stato malmenato. Gli orchi prendevano solo il necessario per vivere, naturalmente senza pagarlo. Dalle occhiate sospettose della gente a Krando era chiaro si trattasse di mezz’orchi. Eravamo piuttosto dubbiosi e incuriositi, il comportamento di questi malfattori era assai strano, e il dubbio aumentò quando venimmo a sapere che già alcuni coraggiosi si erano diretti verso l’accampamento per richiedere la fine dei soprusi e che questi tornarono indietro intimoriti ma senza un graffio. In più, qualcuno affermava di aver visto gli orchi portare al guinzaglio un halfling, completamente nudo e con chiari segni di pesanti maltrattamenti, schernendolo e umiliandolo davanti a tutti.

Discutemmo brevemente, dopo tutto quello che avevamo affrontato, una banda di mezz’orchi non sembrava un problema, decidemmo quindi di dirigerci verso l’accampamento per chiedere spiegazioni. Camminammo per pochi minuti, poi sentimmo una voce che ci chiedeva di fermarci. Ci raggiunse una vecchia e ci disse senza preamboli che dovevamo desistere dal nostro intento. L’affermazione stupì tutti, la fissammo aspettando spiegazioni.

Seppur le vostre intenzioni sono ammirevoli, vi prego di rinunciare – ripeté l’anziana donna – un esito negativo del vostro intervento scatenerebbe mali ancor peggiori. –

Parla chiaramente donna – interloquì Dagobar – di cosa stai cianciando? Non possiamo certo lasciare impuniti questi soprusi!

Non mi aspetto che mi crediate, né che facciate quello che vi ho chiesto, sapevo della vostra venuta ed avvertirvi era il mio compito.

E chi mai ti ha dato questo compito?

Fin da piccola ho avuto delle premunizioni… non seguirle è sempre stata una cattiva scelta…

Aaah… certo gentile vecchietta, certo…

Mi concentrai sulla donna e subito percepii un’aura maligna… che storia era mai quella? Cosa ci nascondeva? Perché non voleva intromissioni? Era forse una messa della banda dei mezz’orchi? Ringraziammo dell’avvertimento la vecchia veggente e aspettammo che si allontanasse, poi dissi agli altri ciò che avevo percepito. Mi scostai dalla strada, mi inginocchiai ed una volta estratta dalla sacca da viaggio, accesi una bacchetta di incenso. Tornai a concentrarmi e posi la mia domanda, lanciai le pietre per la premonizione e lessi la risposta degli dei, sventura. Uno strano timore serpeggiò nel mio animo, tornai dagl’altri che stavano discutendo sul da farsi e dissi che gli dei ci mettevano all’erta, forse la nostra intromissione avrebbe scatenato l’ira dei mezz’orchi su Attif, forse non erano semplici mezz’orchi… Discutemmo ancora per un po’, alla fine decidemmo comunque di proseguire, avremmo parlato pacificamente con la banda accampata ma per precauzione Aman e Youar avrebbero aggirato il campo posizionandosi alle spalle dei mezz’orchi.

A.

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