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Kilodan | la tana del RiCCiO

Kilodan

“Vi prego messere, continuate il racconto…”

La figura ammantata smise di fissare i nuovi avventori della locanda, la neve che persisteva ai bordi delle loro calzature… volse nuovamente lo sguardo sul fuoco crepitante, e ricominciò a narrare…

L’elfa li stava fissando ad uno ad uno, nessun emozione traspariva dalla sua gelida bellezza, come fosse sovrapensiero si concedette il lusso di contemplare lo sconfinato sepolcro in cui li aveva condotti. Le cinque figure che la fronteggiavano non sembravano reali, immobili e silenti fissavano a loro volta il Signore dei Morti, l’elfa padrona e custode del tempio che erano venuti a mondare. Poi, il silenzio si spezzò in tanti piccoli cristalli, acciaio su acciaio e la prima figura si mosse, precisa la lama ricurva puntava al bersaglio, lo sguardo fisso sulla donna che ancora silente attendeva. Ed il ballo di morte continuò con la sua seconda nota, questa volta rabbia e furia si mossero, muscoli ricolmi e gonfi di forza barbara ed indomita. L’elfa rialzò lo sguardo, impercettibilmente sotto la tunica le mani comandarono magia. Le cinque figure vennero scaraventate ad una cinquantina di metri dal loro avversario. L’elfa adesso sorrideva, come fa la morte quando è venuta a prenderti.

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Nella distanza le figure erano tornate irreali, solo ombre, questo pensava sorridendo, e ombre presto diverrete... Vide le figure che si erano mosse precedentemente avanzare nuovamente, caparbiamente, ma il rumore dei loro passi che strisciavano invece di avanzare suonava alle sue orecchie ridicolo come il loro intento…

Il sorriso divenne risata, beffarda, spietata, una delle figure ancora ferme stringeva nella mano libera un simbolo sacro, tu sai, pensò, tu che hai abbracciato le mie stesse arti comprendi quanto folle sia il vostro intento, quanto impari è la lotta, siete giocattoli, meri strumenti di una speranza infondata… ma la risata le si bloccò in gola, il chierico la fissava senza un fremito, nessun segno di paura o costernazione, per un istante i suoi occhi si persero in quelli dell’umano…

Erano giunti fin lì seguendo un sogno, una visione, una promessa… Dredén, il cavaliere delle due spade, il paladino che più volte li aveva sottratti ad un atroce destino aveva loro consegnato la Pietra dei Lamenti, quella stessa pietra per cui aveva più e più volte rischiato la vita. Il chierico Assam non riusciva a pensare ad altro, anche constatando la follia della situazione, pensava solo alla Pietra che si era fatto sfuggire, alla promessa spezzata, a Gulthias che adesso possedeva la Pietra e il suo immenso potere maligno… Gulthias, Gulthias, Gulthias…. GULTHIAS! Che tu sia dannato maledetto!

(RiCCiO)