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il benvenuto di Kilodan | la tana del RiCCiO

il benvenuto di Kilodan

Nella locanda persisteva il silenzio, persino il vecchio oste così avvezzo alle strampalate storie dei viandanti ascoltava assorto, mentre con l’abilità data dagli anni sistemava il bancone. Il fuoco si rifletteva sui bianchi capelli della figura che da quasi un’ora stava così abilmente intrattenendo gli ospiti della locanda. Mentre ascoltava il racconto, l’oste non poteva fare a meno di ripensare alle notizie giunte da lontano riguardanti le grandi città cadute, alle leggende che da sempre narravano di un luogo votato al male, Kilodan, un enorme cimitero in cui nessun anima viva oserebbe mettere piede. Possibile che qualcuno fosse stato così folle da varcare i suoi cancelli? Possibile che abbia attraversato incolume il cimitero fino alla cattedrale che ne è il centro? E perché poi? Nessun tesoro poteva attendere gli sventati, anche attraversando le stanze del santuario, a detta delle leggende, avrebbero solo trovato lo sconfinato, immenso sepolcro sotterraneo… Possibile ci fosse qualcuno tanto stolto?

Dal racconto pacato del loro intrattenitore pareva di sì.

L’elfo dai bianchi capelli, come se stesse parlando a se stesso, sussurrò – Pazzo chierico, era meglio per te seguire ciò che il tuo presagio suggeriva, invece di addentrarti sicuro verso il tuo destino, i cani intermittenti a guardia di quel luogo di morte avevano ragione nel non voler far passare alcuno, portavano persino uno dei bracciali di Diesa… ma troppo lungo era stato il viaggio, troppi erano i dubbi da fugare, troppo per te il dolore per aver consegnato a Gulthias la Piera dei Lamenti, quando affrontasti insieme a Dagobar il golem di pietra…

- Io Liadon Vadania servo Hextor, campione del male, araldo degli inferi e flagello della battaglia; il Dio della tirannia regna su questo miserabile luogo di morte e desolazione ed io attendo da tempo che il portale si riattivi.

Così li aveva apostrofati l’elfa al loro incontro, l’elfa che adesso stavano sfidando. Erano giunti a Lei dopo aver superato l’ultima stanza di quello che era diventato un allucinante labirinto di pieghe nello spazio. In ogni stanza un custode, prima lo gnomo, poi i tre monaci neri, e dappertutto quell’oscurità viva, oleosa, minacciosa, dilagante come una peste. Nella prima stanza, come fosse di pura luce si ergeva la colonna che univa cielo e terra, la stessa che videro nascere dal tempio di Pelor a Brindinford, il giorno della caduta della città mercato, il giorno in cui furono separati perdendo una compagna, il giorno in cui tutto ebbe inizio…

A fatica i custodi delle rispettive stanze furono sconfitti… per raggiungere che cosa? Neanche loro sapevano…

Superato il labirinto si trovarono di fronte ad un immenso sepolcro, al lato del quale una vecchia e macilenta porta li attendeva, dietro di essa la figura di una donna elfica si delineava nella scarsa illuminazione, nell'aria si avvertivano profumi di tabacco e di fiori secchi, sempre presente il tenue odore della putrefazione. Le pareti erano di terriccio ed il pavimento risultava morbido sotto i piedi. La temperatura era insolitamente alta considerato che si trovavano sottoterra. Accanto alla donna, che sedeva a capo di un grosso tavolo di quercia si ergeva maestoso un busto con sei braccia. Accanto alla porta che avevano varcato notarono una figura inquietante, un umano alto e snello li osservava con gli occhi iniettati di sangue mentre fumava dalla sua piccola pipa; era armato di pugnali.

L'elfa indossava vesti eleganti, lunghe ed avvolgenti, con tinte scure dal blu al nero...il suo sguardo si rivolse finalmente a loro.

- Siete giunti sino qui, - proseguì il Signore della Morte - ma senza convinzione, lo vedo dai vostri occhi, vi traspare incertezza. Il vostro animo è debole e nemmeno comprendete il perché di questo luogo. Il mio è un compito banale e noioso, ma oggi siete giunti per terminare questo capitolo della mia esistenza, non è così? Dovrei massacrarvi solo per l'azzardo che avete compiuto giungendo sino a me. La mia indole comunque non ha sete di sangue debole, i miei servi farebbero di voi ciò che solo le bestie possono fare, ma non oggi. Riposate, meditate in questo luogo di morte. Solo ora osservandovi, capisco il perché di tanta agitazione! Non siete certo degni di una simile crociata e stento a credere che alcuno di voi miserabili abbia avuto il solo coraggio di avvicinarsi al tomo di Pelor. AHAHAHA!

E così furono lasciati a riposare, prima dello scontro, nell'angolo opposto a quello della statua di Hextor, la stanza era sufficientemente ampia da permettergli un buon riposo, oltre il grosso tavolo c’era una piccola porta che conduceva alle camere private dell'elfa. Gli occhi dell’umano, lucenti di intelligenza, ironicamente guardavano i cinque avventurieri preparasi per la notte, poi, rispondendo al cenno dell’elfa l’uomo si avviò tranquillamente verso l’uscita. Ma il suo sorriso pareva esprimere una verità antica come la natura stessa, il predatore gode solo se la preda ha la forza di dibattersi, prima di esalare l’ultimo respiro per donarlo al suo carnefice…

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(Roy-RiCCiO)