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Gulthias | la tana del RiCCiO

Gulthias

Davanti al fuoco, il corpo della strana figura ammantata fu scosso da un tremito, non tentò di dissimularlo, rise forte – Pazzo chierico! Hai visto dove la tua fede ti ha portato? Dove sono i tuoi dei ora?– ma le risa, anche se sprezzanti, erano amare…

Erano giunti nella città dei druidi, Ossington, dopo la vittoriosa battaglia alla città delle gilde, qui il chierico Assam poté consultarsi finalmente con Yllean, il capo del circolo dei druidi da cui era stato scacciato Belak, il druido reietto che avevano sconfitto nella Cittadella senza Sole… Yllean era rimasto affascinato dal racconto del chierico, la sua unione con l’albero nero, che per ere aveva ospitato l’essenza del maestro vampiro, la stessa essenza che adesso il chierico accusava di aver infestato la sua mente e il suo cuore, Gulthias.

Nel suo prato Yllean aveva meditato a lungo, in piedi in mezzo al cerchio formato da grossi massi, la luce filtrava dagli alberi e sembrava giocasse tra la sua lunga barba, ogni ruga della sua fronte raccontava gli anni di sapienza e armonia con la natura… tutto era pace in quel luogo in cui ferro e acciaio non erano mai giunti. La risposta del druido fu diretta e sincera, nessuno poteva garantire al chierico la liberazione dalla sua dannazione, forse solo ingerendo un composto fatto dalla stessa sostanza dell’albero, se Assam avesse immesso nel suo corpo il corpo che lo aveva ingerito, allora forse il male poteva essere scacciato.

Il druido li aveva lasciati rispondendo ad una loro curiosità, sulla strada all’interno della foresta che portava ad Ossington avevano notato un luogo oscuro, lì una strana nebbia, del tutto innaturale, permeava l’aria. – Quel luogo ci terrorizza – disse Yllean – nessun druido si è mai avvicinato ad esso.

E così avevano affrontato un gigantesco golem di pietra, lo stregone Youar li aveva ammoniti, quella roccia alta cinque metri non era un normale golem.

Erano giunti nel luogo della nebbia ed avevano scoperto la sua fonte, un albero concavo, ma una lastra di metallo ne bloccava l’apertura. Un Dissolvi Magia e il passaggio era loro, una strana presenza, gelida come uno spettro si era fatta sentire e dopo era scomparsa, ai piedi del passaggio il golem attendeva di essere attivato. Pochi istanti dopo il grosso guerriero ed il chierico stavano guardando la morte in faccia, i colpi precisi che avevano apportato al gigantesco costrutto erano stati del tutto vani. Dare la schiena all’avversario per fuggire implicava una resa incondizionata. Nel silenzio dell’istante prima del colpo, si avvertiva chiaro il rumore dei denti di Dagobar, stretti nella morsa serrata delle sue mascelle, digrignanti la rabbia dell’impotenza sembravano voler sfidare il golem a menare il colpo più duro. Ed il colpo arrivò, entrambi i pugni di roccia si schiantarono sul grosso guerriero, producendo un rumore stridente sull’acciaio che si deformava e scaraventandolo sulla parete del passaggio. Coperto dal suo stesso sangue il guerriero non si mosse più, adesso il golem si era voltato verso il chierico. La mente di Assam girava vorticosamente, cosa poteva salvarlo da una morte certa, castò su di sé Santuario nella speranza che il golem interrompesse il suo attacco, ma tutto fu vano. Come se il tempo rallentasse, il chierico vide i macigni che con forza inaudita erano stati scagliati contro di lui, vide le pieghe della roccia dove ancora persisteva il sangue del suo compagno, e poi il suo sangue si mischiò ad esso. La roccia aveva completamente devastato l’armatura del chierico, il suo torace era fracassato ed esponeva alle intemperie ciò che avrebbe dovuto proteggere.

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Rapidi, come la morte che dovevano scongiurare, protetti dall’invisibilità donata dallo stregone Youar, i loro compagni trascinarono i cadaveri fuori dal passaggio fatale, pozioni furono fatte ingerire a Dagobar che del tutto frastornato poté rialzarsi… e poi accadde.

Assam aprì gli occhi, occhi bianchi come la morte che lo aveva invaso, si alzò di scatto e con il torace ancora devastato si diresse verso lo stregone, colui che portava la Pietra dei Lamenti. Questi divenne invisibile ma la potenza maligna che emanava la Pietra non poteva essere nascosta. Il golem sferrò un altro micidiale attacco al chierico, terribile risuonò il rumore delle ossa frantumate, della carne dilaniata, ma il chierico era ancora in piedi, con un braccio, un solo braccio aveva parato il pugno del golem. Il cadavere di Assam si mosse verso la sorgente di quell’immenso potere, ignorando ripetutamente i terribili colpi del golem, con gesto rapido come un respiro strappò dalla cintura dello stregone lo scrigno contente la pietra, che ruppe come fosse di cartapesta. L’energia che serviva allo scrigno per costringere la pietra in un’altra dimensione fu liberata, più potente di dieci soffi di drago. Ma tutto questo potere non li spazzò via come si erano immaginati, il cadavere del chierico lo assorbì istantaneamente, gonfiandosi a dismisura, facendo saltare ciò che dell’armatura era restato. Poi si ricompose, nudo teneva adesso la Pietra del Lamenti in una mano, e sorrideva, sorrideva con una malignità degna solo degli inferi. E gli inferi risposero con un nitrito, comparve di fianco a lui un grande e possente cavallo dal manto nero, fiamme bruciavano sotto i suoi zoccoli d’acciaio, e divampavano dal profondo dei suoi occhi scuri. L’Incubo nitrì nuovamente e piegando il collo abbassò la testa per omaggiare il suo padrone. Ma la potenza della pietra arrivava ben oltre, una luce abbagliante esplose dalle due figure infernali, dopo, solo silenzio. L’Incubo era scomparso, Assam giaceva completamente nudo, il corpo risanato, nessuna traccia del massacro inferto dal golem, nessuna segno di corteccia sulla sua pelle.

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Dopo poco Assam aprì gli occhi, occhi sereni. Sì alzò e salutò i suoi compagni, che ancora sbalorditi non osavano avvicinarsi. Poi la decisione fu presa, il chierico si fece legare e fu portato nuovamente al cospetto di Yllean, che senza il minimo dubbio sentenziò la sua completa guarigione. Il volto di Assam appariva sereno come non avevano più visto da quel maledetto giorno nella Cittadella senza Sole, ma il chierico non era felice, le voci che infestavano la sua mente erano scomparse ma il ricordo non poteva essere ignorato, il ricordo di una vita che non era la sua, il ricordo dei pensieri di Gulthias dentro la sua mente, il ricordo dell’ultimo proposito del maestro vampiro prima che lasciasse il suo corpo. Netto nel suo spirito l’ultima visione, Gulthias che raggiunge veloce il suo vecchio sepolcro, sotto l’albero nero, Gulthias che adesso possiede la Pietra del Lamenti, e quel suo spropositato, immenso potere…

(RiCCiO)