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la battaglia alla Città delle Gilde | la tana del RiCCiO

la battaglia alla Città delle Gilde

Numerosi gli avventurieri presenti nella cittadina che risposero eroicamente al vile attacco, la città delle gilde contava tra i suoi abitanti personaggi di altissimo livello e coraggio. Il male recise la vita di molti, ma grandi onori furono riservati al nome di coloro che caddero combattendo in una delle più grandi battaglie del nostro tempo.

Il nemico attese un’intera notte, macchine da assedio furono portate davanti alle mura di Thulus, ed all’alba grossi macigni vennero scagliati con rabbia per abbatterle, ma non grossi abbastanza, le mura resistettero e gli arcieri di Thulus risposero con veloci e mortali frecce. Quando infine il nero esercito cominciò l’avanzata, Dagobar incitò i compagni sulle mura ad un collettivo sbattimento di scudi, Thulus non avrebbe seguito il destino di Brindinford, il male doveva essere scacciato. A comandare le fila nemiche, il potente chierico oscuro da cui fuggivano e, meraviglia!, la figura in tunica montante l’enorme e ripugnante ragno con mescolanze di volatile, la stessa che videro quando per la prima volta incontrarono Dredén, sulla strada per Brindinford.

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“Tu hai partecipato alla battaglia di Thulus?”

Il vecchio oste era incredulo ed aveva smesso di sistemare il bancone, l’ultimo boccale e lo straccio ancora in mano. Gli avventori della locanda erano ammutoliti, scetticismo traspariva dai loro volti. L’elfo dai bianchi capelli non li degnò di uno sguardo.

“Vi prego messere, continuate il racconto, io vi credo…”

Il bimbo guardava la strana figura ammantata con gli occhi di chi aveva sognato, fissava senza il minimo timore quel inquietante ombra ammantata che a sua volta lo squadrava con lo sguardo. Un sorriso sardonico si disegnò sul volto dell’elfo. “E sia…”

 

La vicinanza alla Pietra dei Lamenti ha turbato i pensieri del chierico Assam, nel combattimento ha perso per ore consapevolezza ma ha distrutto con fare soprannaturale a decine le immonde creature non morte che cadevano sotto il suo volto sfigurato dalla follia e dalla sete di potere, annebbiato dal fetore della putrefazione e dal profumo del sangue, che non ha mancato di attirarlo disgustandolo ed eccitandolo. Non ha avuto fede, al contrario ha combattuto per ideali del tutto illegittimi ed ha, alla fine di tutto l'accaduto, deciso con convinzione che niente gli impedirà di trovare una cura al suo stravagante malessere.

Krando ha distrutto ossa e spaccato teste, tagliato in due esseri umani e putrescenti non morti. Ha riso ed ha grugnito dal dolore. Ha salvato la vita di un suo simile nel combattimento annientando il suo vile assalitore, poche ore dopo lo ha visto comunque cadere colpito da una freccia, questa ultima avrebbe centrato Krando, ma Hummr, riconoscente per il valoroso gesto di prima aveva dato la sua vita per quella del valoroso barbaro mezz’orco. Krando ne ha goduto e ne ha riso con un misto tra gioia per essere ancora vivo e rabbia per non aver massacrato abbastanza nemici tanto che questi minacciosamente lo iniziavano ad intimorire. Ira e furia hanno dato spettacolo tra le fila e la potente ascia ha schizzato disegni di morte nell'aria.

Nuove cicatrici ricoprono il poderoso corpo del mezz’orco.

Dagobar se l'è vista brutta in più di un occasione, ma il suo spirito combattivo è sempre rimasto forte e il suo fare fiero non lo ha mai abbandonato, si è guadagnato il rispetto di molti in combattimento, ha salvato e si e visto salvare molte volte la vita, i guerrieri sono uniti e Dagobar ha dato forza a molti dei compagni incitandoli a combattere con tutto quello che avevano da dare, molte tacche vanno a posarsi sulla sua arma, a ricordo dell'incredibile combattimento gli resta un anello donatogli in punto di morte da un guerriero anziano, questo ha visto in Dagobar il figlio caduto in battaglia e ha voluto lasciargli il suo oggetto più prezioso. Il guerriero non poco commosso aveva indossato l'anello e questo gli aveva donato più forza e più agilità, tanto che i suoi colpi distruggevano le armi degli avversari, e le sue abili mosse atterravano ogni nemico.

Aman aveva maledetto ogni cosa, soprattutto quel Dredén, lui e la Pietra lo avevano portato dove mai avrebbe voluto trovarsi, a combattere per una causa probabilmente persa. Nella confusione aveva però trovato di che gioire, frugando nei cadaveri aveva recuperato un sostanzioso bottino, tra oggetti magici e monete d'oro aveva raccolto più fortuna di quanta ne aveva vista in tutta la vita, un fatto sgradevole gli resta a segno degli avvenimenti. Tra i beni recuperati aveva trovato un impressionante manufatto a forma di goccia, perfettamente liscio e completamente in oro. Questo dopo poco gli aveva bruciato le mani colando e fondendosi, lasciando un segno indimenticabile nel mignolo della mano sinistra del ladro.

Quando i non morti al seguito dei nemici si avvicinano al potere della Pietra dei Lamenti, Youar si allontana dalla battaglia, ma è tardi perché il poco potere affluito dalla Pietra consente ai putrescenti di mietere molte vittime e guadagnare un ingresso dentro la città.

 

Durante tutto l'accaduto lo halfling, che ora indossa le vesti clericali dei suoi simili, sta in piedi vicino a loro, ai loro occhi è sempre risultato intoccabile ed inamovibile.

Con gli occhi della mente, il suo sguardo di ghiaccio li guida lontano e così scorgono un contingente in avvicinamento, è Dredén con il suo gruppo, ma sono troppo lontani, ed oramai dopo ore di estenuante combattimento tutto sembra perso.

Krando è vicino all'essere misterioso che porta il nome di Grenit, quando una ben più che impressionante ondata di potere magico lo travolge, il tempo e lo spazio si distruggono ed immediatamente i cavalieri sono nella battaglia per salvare la situazione.

Grande fu la battaglia, grande fu l’ardore, l’onore e la morte.

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Quando Dredén affronta finalmente il chierico suo nemico, gli butta ai piedi la testa di Ajhar il mezz’orco e poi, come per miracolo, il chierico oscuro e il suo amico druido scompaiono. Lo sguardo dei cinque compagni si posa inquieto sul misterioso halfling. Vediamo Dredén cadere in ginocchio e poi accasciarsi a terra, Assam accorre in suo soccorso e si accorge che la sua armatura è devastata, mentre lo cura al meglio delle sue possibilità viene a sapere da uno dei compagni di Dredén che ha affrontato da solo Ajhar e tutti i suoi mezz’orchi.

 

Youar ha visto poco della battaglia, i suoi occhi corvini lo avevano avvisato dei molti pericoli ancor prima che chiunque altro potesse percepirli, e così quando i non morti erano giunti tanto vicini da godere dell'influenza magica della Pietra dei Lamenti, si era dovuto spostare. Rifugiato in un luogo protetto ha atteso e si è trovato per pochi istanti a pochi metri dai due potenti figuri a capo dei nemici. Il potere percepito dallo stregone è stato grande e ha temuto che da un momento all'altro il chierico avvolto nelle vesti nere si voltasse a fissarlo negli occhi, consapevole che la Pietra era proprio nella sua cintura. Invece di interessarsi della Pietra però il chierico aveva chiamato a gran voce un nome, Grenit. - Consegnatemelo subito - poi quello spaventoso potere, ed un gran caos, la voce di Dredén, un allucinazione, il potere dei Lamenti, una testa che rotola, la voce dello halfling - Morirai stregone, se non ci rechiamo a Kilodan, morirai. I Grandi potenti del Pozzo delle Anime non vi consentiranno di liberare Loeran Banimir. -

Poi delle immagini di morte lo avevano turbato e nella mente aveva visto un vecchio chierico cadere in ginocchio, con le orbite vuote. In quel istante il chierico oscuro e l’altro figuro erano scomparsi.

 

La nana Diesa quella notte aveva sognato, come ormai da giorni le era capitato, guidata da una voce lontana e da visioni tanto convincenti, si era incamminata lungo la via per una cittadina lontana, aveva patito la fame ed il freddo, rischiato la vita in combattimento, accompagnata da convinzioni assurde. Ma quella notte, aveva visto il parlatore, la guida nella sua mente, ed era rimasta immobile in un lungo dormiveglia. Dopo aver lasciato Brindiford il suo unico scopo era stato quello di riunirsi ai suoi compagni, ora invece sapeva, doveva impedire alla voce di convincerla e ingannarla, doveva giungere a Kilodan prima degli altri.

 

(Roy-RiCCiO)