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Diesa | la tana del RiCCiO

Diesa

La porta della locanda si aprì nuovamente, e nuovamente lo sguardo dell’elfo si soffermò sulla figura che con fare deciso si stava scrollando la neve di dosso. Bassa e tozza la nuova venuta guardava l’elfo a sua volta. – Aman, i cavalli sono pronti, dobbiamo andare – disse Diesa.

L'incontro di Aman con la nana Diesa, per quello che nella sua memoria resta di lei, è frettoloso, in fuga velocemente attraverso il cimitero con i suoi compagni morti e assicurati alle selle dei cavalli.
Dopo che tutti sono caduti nello scontro con il Signore dei Morti, l’elfa custode di Kilodan lascia andare Aman, l’unico sopravvissuto; ordina quindi al suo aiutante di aiutare l’elfo a portare fuori dal sepolcro i cadaveri degli avventurieri. Una volta fuori Aman vede una figura avvicinarglisi, riconosce istantaneamente Diesa, anche se la sua vecchia amica nana è evidentemente stremata dalla fatica e dalle peripezie…
Si allontanano nella notte silenziosi, come se nei loro primi sguardi ci fosse stato tanto significato dal non avere bisogno delle parole. Con il giungere dell’alba si voltano in direzione della città dei morti per un ultima volta. Il buio che persistentemente occulta le cime delle torri è tetro quanto insolito, l’oscurità in lontananza sembra viva; piano Aman distoglie lo sguardo, e lo rivolge a nord verso le valli naniche, il tempo non è sereno e non gli permette di vedere le cime più alte del continente. Una mano si posa sul suo braccio destro, in un istante volge la sua attenzione verso Kilodan, una squarcio di luce, sembra un esplosione di fuoco e fiamme, sente le urla dei morti, lo strazio portato dal vento è reale quanto la morte dei suoi compagni e vede con i suoi occhi di elfo una misteriosa forza che lo colpisce, gli entra nell’animo e si senti debole, stanco, quando si appoggia a Diesa per non cadere in ginocchio, capisce che non è solo suggestione, il suo viso, il suo sguardo, tutto in lei è invecchiato. Ha perso parte della sua vita elfica, in quell’istante tutto è morto, invecchiato o perlomeno cambiato. Non osa investigare oltre, non vuole più guardare il cimitero che brucia, il castello che si sgretola, ma si sente costretto nella mente, così osserva. Vede l’inferno vomitare sulla terra, creature alate che stridono, a chilometri è udibile il loro pianto. Vede l’orrore farsi strada, nelle terre che un tempo erano state il campo sacro di Pelor. “Il portale, il portale” le parole sibilano dalla bocca della nana. “Dobbiamo raggiungere al più presto Le Valli, un villaggio chiamato Strentin, da li potremo procedere verso il monte bianco, è li che la voce ci vuole guidare, come ogni cosa egli aveva previsto, dobbiamo dirigerci verso il nostro destino. I nani potranno aiutarci, salveremo le anime dei nostri compagni e poi seguiremo i passi dettati dal tempo.”

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Il loro viaggio è lungo e per giorni non sentono la necessità di parlare, la via verso le montagne si fa più fredda ad ogni passo, la putrefazione consuma lentamente i cadaveri ma è parere della nana che il freddo li manterrà per il tempo necessario, forse tre o quattro mesi di cammino a seconda delle condizioni della neve e delle tempeste. Li hanno avvolti in pelli recuperate durante il viaggio, e sistemati adeguatamente in un carretto che il mulo trascina con poca fatica durante il cammino. Hanno riposto le loro proprietà in un sacco, la loro mancanza si fa sentire, il viaggio è triste senza coloro che li hanno accompagnati in un impresa che l'elfo neanche voleva. Ora si sente responsabile per il loro destino, si chiede perché è stato risparmiato, si chiede perché la nana si trovava nel cimitero, perché i cani avevano il suo bracciale. Così dopo due mesi le domande prendono forma, dopo due mesi di incontri con bestie che ancora non era pronto ad affrontare, con mostri indescrivibili, con creature fortissime e in alcuni casi ricche dei beni che non perderanno mai valore per la sua anima avida. Le spiegazioni non si fanno attendere, ma non sono completamente esaurienti, la nana afferma di essere stata guidata da una strana forza. Da una voce che le ha rivelato la strada da percorrere. I ricordi a Kilodan sono confusi, colui che l’ha spinta all’interno del tempio era motivato dal bene;”Sapevo che sareste entrati comunque nel sepolcro, ma volevo evitarlo, cambiare quello che ci attende alle Valli.”

“Ho recuperato questo artefatto da una delle sale del luogo maledetto.”

Come se anche lei ne avesse perso ogni memoria, il loro sguardo si perde nelle rifiniture eccellenti di un grosso gioiello incastonato in una zampa di drago d’oro.

La sua attenzione viene rapita dall’oggetto, dalla pietra color rubino, subito la voce si fa sentire nella testa, fin nelle budella da quanto è profonda. “ Questo è il sigillo che detiene la forza del portale, senza questo oggetto non c’è limite al flusso dall’altro piano “ Solo ora l'elfo si accorge che è Diesa a parlargli, velocemente ripone il prezioso nella borsa e subito entrambi dimenticano la sua esistenza, come se fosse un fatto accaduto anni addietro Aman non si pone quesiti a riguardo delle strane sensazioni che ha provato guardandolo.

Nel viaggio incontrano una decina di piccoli villaggi, dove riposare e trovare il necessario per proseguire nel viaggio. Le voci si stanno lentamente diffondendo, il male è ovunque. Gli ultimi giorni del loro viaggio risultano essere grandemente pericolosi, e più di una volta sono costretti alla fuga di fronte ad avversità troppo rischiose. Giungere alle valli non è impresa facile, i nani si sono ritirati in fondo alle loro caverne, lasciando dietro il loro cammino città in rovina ed in abbandono. Il cielo notturno non è sereno; nelle rare notti dove le stelle brillano agli occhi degli abitanti del nord, ancor di più brillano le squame di esseri orrendi che infestano l’aria, e che portano disgrazia e distruzione.

Giungono a Strentin, l'elfo e la sua ritrovata compagna, con i cadaveri semi congelati dei loro amici.

Il freddo è ben lontano da quello che si aspetta a nord nel monte bianco, ma già questo basta per sentire la necessità di un buon camino che ti riscaldi le ossa.

Diesa si muove bene all’interno delle grotte, il rifugio invernale dei nani è superficiale rispetto alle profondità dei luoghi che abitano di estate. Tutte le gallerie sono sufficientemente ampie da consentire anche ai cavalli di proseguire.

Il cane del mezz'orco ha raggiunto la sua completa maturità e la sua stazza in quanto a robustezza non ha niente da invidiare al suo defunto padrone. Aman, guardandolo non puoi fare a meno di sorridere pensando che quello è il cucciolo di Krando.

Quando giungono al cuore della città l'elfo trova con sorpresa che le strutture e le costruzioni dei nani sono di eccezionale efficacia, e che ospitano un grande numero di componenti di questa razza così bizzarra. In un primo momento non è visto di buon occhio, i curiosi vengono comunque allontanati e tenuti a bada da Diesa, che spiega la situazione nella sua lingua. Il suo sguardo è severo e triste ed i suoi simili sembrano comprendere subito la grave situazione. Cosicché si trovano al cospetto di un chierico, un nano anziano che non necessita spiegazioni e che si prende cura dei corpi dei cinque compagni.

Quando gli offrono un luogo dove riposare Aman ne è riconoscente, per lungo tempo medita e lascia che il freddo che gli ha ghiacciato l’anima si allontani. La ricchezza dei nani è invitante, ma nemmeno il suo essere azzardato vorrebbe rubare in un luogo come questo. Dove una razza che non ha simpatie per la sua gli offre un così grande aiuto.

Quando la sua attenzione viene distratta dal chiassoso imprecare del mezz'orco capisce che i suoi compagni sono tornati a vivere.

Ora ritrovandoli capisce che hanno bisogno di un lungo riposo.

Racconta loro delle sue imprese, e la nana non nasconde felicità nel ritrovare il suo vecchio compagno Youar.

Tutti sono ristabiliti e Diesa preme per partire velocemente in direzione delle montagne.

(Roy)

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