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verso il destino | la tana del RiCCiO

verso il destino

- Io non ho fede, chierico! – disse Youar - Non ho intenzione di sprecare la mia vita in una missione di cui non so niente e …

- in cui non ci guadagniamo niente – terminò per lui Aman.

- E’ vero – annuì Dagobar pensoso – fin dall’inizio siamo stati all’oscuro di tutto, è chiaro che ci siamo imbarcati in una faccenda che non ci riguarda e palesemente più grande di noi… e poi chi ci dice che stiamo combattendo per la parte giusta? Non sappiamo niente, niente di niente… -

Gli animi erano accesi, l’elfo stregone non era mai stato così drastico, al muto sguardo del chierico rispose – sono morto per una causa in cui non credo, questo non accadrà più… - Assam non poteva che rendersi conto della giustezza di quelle parole, ciò non di meno continuava ad arrovellarsi, contro tutti i dubbi e le ragioni dei suoi compagni una furia impotente cresceva dentro di lui.

- Per tutta la vita ho cercato un’occasione simile. Come vorrete essere ricordati? Come quelli che salvarono le terre conosciute da un male oscuro o come quelli che voltarono le spalle a tutto? Perché avete scelto la pericolosa via dell’avventurierio? Per sentire ancora una volta il fuoco scorrere nelle vene, mentre brandisci l’arma che toglierà la vita al tuo nemico, mentre compi ciò che tutti ritenevano impossibile, per incidere a fondo il proprio nome nella Storia… non per indietreggiare quando sì è ad un passo dal farlo… rischiamo la vita? E quando mai questo ci ha spaventati? -

Dagobar era palesemente combattuto, ma i due elfi non parevano scalfiti dalle parole del chierico Assam, la discussione rischiava di non trovare fine, quando Krando impose il silenzio – Diesa ha salvato la vita a Krando, Krando aiuterà Diesa.

Come da vecchia abitudine, Krando aveva deciso per tutti.

Fuori dalla rocca dei nani i sei compagni furono accolti da un gelido vento sferzante, ancora il grido di immonde bestie risuonava nell’aria – tremate mortali! è giunta la fine del vostro mondo! – sembravano acclamare, ma le sei figure avanzano comunque, caparbie, incuranti, incoscienti... e si fermarono solo quando in lontananza un mucchio di tende e capanne non attirò la loro attenzione.

– Orchi – sentenziò Dagobar, i suoi occhi già luccicavano – dobbiamo ripulire la zona. – Nessuno ebbe niente da obiettare, Youar scorse una torretta di avvistamento e senza esitazione gli scagliò addosso una palla di fuoco. Sembrava volesse testare gli effetti della magia appena imparata, il fuoco proruppe iroso dalle sue mani e investì in pieno la torretta, ma questa anche se malandata non cedette alla furia del fuoco magico e dopo meno di un istante un’inconfondibile suono di allarme si sparse per tutta la valle.

Youar sorrise – lasciate che vengano – disse.

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Restarono comodamente seduti sulle loro cavalcature ed osservarono le schiere di orchi che in modo caotico si formavano ed avanzavano in loro direzione. Appena giunti a portata la carneficina ebbe inizio, Yuoar seminava morte e distruzione in quantità mentre Dagobar ed Assam finivano i moribondi, sopravvissuti al fuoco, con le loro balestre. In pochi istanti le forze nemiche vennero malamente dimezzate, un grosso gruppo raggiunse comunque i compagni che nel frattempo erano smontati da cavallo. Krando finalmente brandì le sue nuove armi, Dagobar saggiò le sue nuove tecniche. Gli orchi non presentavano una minaccia, ma il loro numero li rendeva comunque temibili. Quando la battaglia volse al termine Krando esultò di gioia – MIA ! – esclamò eccitato, mentre brandiva la doppia ascia che aveva strappato dalle fredde mani morte del suo ultimo avversario. Solo alla fine tutti si accorsero che Diesa non si era mossa, aveva atteso pazientemente e adesso sembrava volesse ripartire in tutta fretta.

Arrivarono quindi al baratro che li separava dall’ultimo tratto, prima dell’ingresso al cuore della montagna, qui un immenso ponte permetteva di superare le ruggenti acque sottostanti. Un gigante delle nevi sbarrava loro la strada. La lotta fu aspra e profonde le ferite inferte da ambo le parti, ma alla fine la bestia della montagna dovette soccombere alla determinazione dei sei. Tutto quel trambusto non passò però inosservato, malasorte avvistò quattro gruppi di bugbear ai lati opposti del ponte armati di arco e frecce. Mentre una nuova discussione prendeva forma un grosso bugbear, spavaldamente si fece avanti fino a fermarsi al centro del ponte ghiacciato. Attendeva palesemente un interlocutore. Il chierico Assam raggiunse il capo dei bugbear e questi si presentò a lui come il padrone del ponte – 1500 monete per passare, o l’oro o la spada – disse arrogante. A quelle parole Assam fremette ma mantenne il suo atteggiamento diplomatico, tornò indietro e riferì la proposta. Era ovvio a tutti il sopruso a cui stavano assistendo, ma nessuno sapeva cosa li avrebbe accolti una volta arrivati al loro obbiettivo, non potevano rischiare di arrivarci in pessime condizioni.

Pagarono seppur di malavoglia, ripromettendosi di riprendesi il loro oro al ritorno… se ritorno ci fosse stato. Prima di proseguire chiesero al grosso bugbear se qualcun altro avesse attraversato il ponte ultimamente

– un uomo ed un’elfa, ed un cavaliere...

(RiCCiO)

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