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Tenera è la notte – Francis Scott Fitzgerald | la tana del RiCCiO

Tenera è la notte – Francis Scott Fitzgerald

 

Quello che amo di più di F.S.F. è soprattutto la sua abilità di creare atmosfere.

Leggi uno dei suoi libri e ti ritrovi catapultato nel bel mezzo dei Roaring Twenties e dell’Età del Jazz, tra feste e viaggi in Europa, alcool che scorre a fiumi, contrabbandieri e flappers, le ragazze ribelli che affermavano la propria indipendenza tagliandosi i capelli corti, fumando e bevendo nei bar con gli uomini, portando gonne corte ed infischiandosene delle convenzioni.

Fitzgerald e la moglie Zelda, in fondo, erano i perfetti rappresentanti di quell’epoca, perlomeno nei primi anni del loro matrimonio (in seguito divenuto burrascoso a causa degli squilibri di Zelda, che verrà ricoverata più volte in cliniche psichiatriche) e nei suoi romanzi si ritrovano numerosi cenni autobiografici.

“Tenera è la notte” viene pubblicato nel 1934 quando ormai per Fitzgerald è iniziata la parabola discendente, e non ottiene alcun successo. Viene rivalutato solo diversi anni dopo la sua morte, e con il tempo ha iniziato ad essere considerato uno dei capolavori dello scrittore, insieme a “Il grande Gatsby”.

È un libro per molti versi autobiografico, in cui si ritrovano sia le baldorie e le sbronze sulla Costa Azzurra, a Parigi e a Roma, sia il tema della malattia mentale della protagonista Nicole che richiama quella di Zelda. Con salti temporali dalla metà degli anni Venti al 1917 e di nuovo agli anni Venti, si ricostruisce la storia d’amore tra Nicole e Dick Diver. Si conoscono nella clinica svizzera in cui lei è ricoverata per schizofrenia e lui è il suo psichiatra; si innamorano e si sposano e mentre Nicole guarisce e si riscatta, Dick finisce in rovina a causa dell’alcool e degli sperperi, inseguendo il miraggio di una vita ricca e lussuosa.

 

 

 

Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso. Palme deferenti ne rinfrescano la facciata rosata, e davanti a esso di stende una breve spiaggia abbagliante. Recentemente è diventato un ritrovo estivo di gente importante e alla moda; (..)

 

 

 

- Mi sono innamorata, sulla spiaggia, - disse Rosemary.

- Di chi?

- Prima di un mucchio di gente che aveva l’aria simpatica, poi di un uomo.

- Gli hai parlato?

- Un momento solo. Bellissimo. Ha i capelli rossi -. Mangiava affamata. – Ma è sposato: succede quasi sempre così.

 

 

 

Per quanto i Diver fossero sinceramente indifferenti alla moda organizzata,erano tuttavia troppo acuti per abbandonare il ritmo e il battito contemporaneo: le feste di Dick erano tutte piene di eccitamento (...)

La festa, quella sera, si mosse con la velocità di una commedia. Erano dodici, erano sedici, erano quartetti in macchine separate diretti verso una rapida odissea in Parigi. Tutto era stato previsto. Le persone si univano a loro come per magia. Li accompagnavano come specialisti, quasi guide per una fase della serata, scomparivano ed erano sostituite da altre persone, e così pareva che la freschezza di ciascuna fosse stata custodita per loro tutto il giorno. Rosemary pensava com’era diverso da qualsiasi festa a Hollywood, per splendida che fosse. Vi era, fra gli altri diversivi, la macchina dello scià di Persia. Dove Dick avesse trovato questa macchina, qual mezzo di corruzione avesse usato per ottenerla, erano cose che non importavano.

 

 

 

Edizione Einaudi tascabili, prezzo di copertina 10,50 €