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Verdi colline d’Africa – Ernest Hemingway | la tana del RiCCiO

Verdi colline d’Africa – Ernest Hemingway

Un libro autobiografico, a differenza del solito, in cui Hemingway racconta di un safari che fece con la moglie nel 1934. Il fascino dell’Africa, la caccia a kudù, elefanti, bufali e leoni, i portatori indigeni e la guida professionista, gli appostamenti, i bicchieri di whisky la sera all’accampamento...

 

 

Io sarei tornato in Africa, ma non per guadagnarmi la vita, per questo mi bastavano un paio di matite e poche centinaia di fogli di carta della meno cara. Ma sarei tornato là, dove mi piaceva vivere, vivere veramente, non puramente trascorrere i giorni. I nostri vecchi vennero in America perché allora quello era il luogo nel quale bisognava andare. Era stata una buona terra, ma noi ne avevamo fatto un enorme pasticcio; io adesso me ne sarei andato altrove, come sempre si è avuto il diritto d’andare, e come sempre siamo andati. Si faceva sempre in tempo a tornare. Vengano in America gli altri, che non sanno di arrivare ormai troppo tardi. I nostri vecchi l’avevano vista nel suo splendore e si erano battuti per essa quando ne valeva la pena. Adesso io volevo andarmene da qualche parte.

 

 

Il cielo più bello era quello d’Italia, di Spagna e del Nord-Michigan di autunno. E d’autunno nel golfo al largo di Cuba. Era possibile trovare un cielo, ma non un paese più bello. Quel che desideravo fin d’ora era ritornare in Africa. Non l’avevamo ancora lasciata, ma già sapevo che svegliandomi la notte sarei rimasto in ascolto, pieno di nostalgia.

 

 

P.V.M., che leggeva Oro Spagnolo di George di A. Birmingham, disse che non valeva niente. Io avevo ancora Sebastopoli di Tolstoij e leggevo un racconto molto bello, I Cosacchi. C’erano là dentro il caldo dell’estate, le zanzare, il senso della foresta nelle varie stagioni e quel fiume che i Tartari attraversavano nelle loro incursioni: vivevo ancora una volta in quella Russia. E pensavo com’era reale quella Russia dei tempi della nostra guerra civile, reale proprio come qualsiasi altro luogo, come il Michigan, o la prateria a nord della città ed i boschi attorno alla riserva di caccia di Evan; e come, attraverso Turghenjev avevo capito d’esserci vissuto, come ero vissuto nella famiglia Buddenbrook, come ero entrato e uscito dalla finestra di lei nel Le Rouge et le Noir. E quella mattina che, arrivati alle porte di Parigi, avevamo visto Salcède squartato dai cavalli in place de Grèves. Rivedevo tutto questo. Ed ero io che quella volta non ero stato straziato sulla ruota perché ero stato gentile col boia il giorno che avevano giustiziato me e Coconas; e ricordo la notte di San Bartolomeo, come avevamo inseguito gli Ugonotti come mi avevano intrappolato nella casa di lei, e non avevo sensazione più vera di quella che provai trovando la porta del Louvre chiusa o guardando il corpo di lui giù in mare, là dove cadde dall’albero maestro. E sempre l’Italia, meglio di tutti i libri, il riposo in un castagneto e la nebbia autunnale dietro il Duomo, attraversando la città per andare all’Ospedale Maggiore, i chiodi delle scarpe sull’acciotolato; e in primave3ra le improvvise piogge sui monti e l’odore del reggimento come una moneta di rame in bocca. Così nel gran caldo il treno di fermò a Desenzano, ed ecco il lago di Garda, e quelle truppe sono la Legione cecoslovacca, e un’altra volta pioveva e un’altra ancora era buio, un’altra si passava in camion, o si veniva da chissà dove o ci si andava a piedi nel buio, da Sirmione. Perché ci siamo stati, in quei posti, nei libri e fuori dei libri – e dove noi andiamo, se appena abbiamo la stoffa, anche voi ci potrete andare come ci siamo stati. Un paese, alla fine, si disgrega e la polvere se ne vola via, la gente muore tutta, e nessuno la cui importanza duri in eterno, salvo gli artisti, e questi la vogliono far finita con il loro lavoro perché è troppo arduo, troppo incompreso e giù i moda. Mille anni rendono stupide tutte le teorie economiche mentre un’opera d’arte dura in eterno, ma è cosa molto difficile da fare, e adesso è giù di moda. (...) E allora? E allora io avrei continuato a leggere di quel fiume che i Tartari guadavano nelle loro scorribande predatorie, e del vecchio cacciatore ubriacone e della ragazza e quel che succedeva nelle diverse stagioni.

Edizioni Mondadori, prezzo di copertina 7,40 €