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il cuore della montagna | la tana del RiCCiO

il cuore della montagna

 - Andate – sussurrò l’oscura figura allo stormo di pipistrelli che gli roteava intorno, e come fossero un'unica creatura, la nuvola nera si dileguò all’istante.

 

Aman aveva maledetto la sua stupida idea di offrirsi come avanscoperta – quel maledetto chierico comincia ad influenzarmi con tutti i suoi discorsi sull’onore e la nobiltà d’animo… me la pagherà prima o poi… una di queste notti… - i suoi pensieri furono interrotti da un sibilo, i suoi sensi elfici non potevano ingannarlo, qualcosa tagliava l’aria in sua direzione, poi, tutto fu dolore. Vorticosamente, con furia carnivora, i pipistrelli si avventavano sull’elfo che imprecando estrasse la spada corta.

 

In attesa, più in basso, al riparo da occhi indiscreti, Diesa sembrava sempre più impaziente – dobbiamo fare in fretta – borbottava fra se e se… una strana inquietudine aveva fatto capolino nel cuore dei sei compagni, dall’assennato Dagobar all’avventato Krando, persino l’elfo Youar aveva perso la sua aria imperturbabile. Aman fece capolino dalla boscaglia, come sempre nessuno l’aveva sentito avvicinarsi, ma l’elfo non sorrideva ironicamente come ogni volta che sorprendeva alle spalle i suoi compagni, la sua casacca era imbrattata di sangue.

       Non siamo soli – disse irritato – uno stormo di pipistrelli mi ha scambiato per il suo pasto, prima di morire… - e gettò il cadavere di uno di quegli esseri davanti a Krator.

       Non ho notato anfratti dove quelle creature possano abitare – disse Youar – questo non è luogo per loro.

       Esatto caro il mio stregone, esatto…

Un evocazione, ora era chiaro a tutti, forse erano entrati nel territorio di qualcuno, forse qualcuno non voleva che giungessero alle porte della montagna.

Mentre Assam curava lo sprezzante e adirato Aman, Krator annusava la bestia alata, poi guardò Krando. – Vai! – disse secco il mezz’orco.

 

 Attesero per circa un’ora, poi Krator tornò, estremamente mal ridotto. Mentre Assam lo curava notò sangue ai lati della bocca del cane, ma solo Krando riuscì a fargliela aprire. Una poltiglia che una volta erano state, forse, un paio di dita vennero sputate dall’enorme cane nero. Assam ebbe l’impressione di scorgere un ghigno di soddisfazione, dipingersi sul muso di Krator.

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Decisero comunque di proseguire, ormai era passato troppo tempo e Diesa fremeva letteralmente, come un’invasata, sarebbe giunta alla montagna anche da sola. Ad un tratto una piccola radura fece capolino nel folto verde, ed una grotta nel centro di essa. Il più silenziosamente possibile i sei compagni entrarono per indagare, ma qualsiasi cosa si aspettassero, rimasero più che sorpresi. Un umano dall’età indecifrabile, con gli occhi chiusi era seduto in meditazione nel centro della grotta, nel rigido ed intenso freddo della montagna, portava solo qualche straccio per coprire le parti intime, e levitata da terra di quasi mezzo metro. Dagobar guardò interrogativamente Assam, ma con un cenno della testa il chierico fece capire che non c’era modo di percepire la natura di quello strano essere. In tutta risposta l’umano aprì gli occhi e posò i piedi in terra. Non c’era segno di malevolenza nel suo sguardo, ma era chiaro che non erano i benvenuti.

-        Dimmi buon uomo, cosa ci fai in questa impervia roccia? – disse finalmente Dagobar spazientito

-        Chi vuole saperlo? – rispose l’asceta fissando negl’occhi il guerriero.

Dagobar ebbe un sussulto, nessuno prima d’ora gli aveva risposto in quel modo, quando faceva mostra della sua imponente stazza e del suo grosso e lucente falcione.

-        Ti prego di scusare i nostri modi bruschi – interloquì Assam – ma siamo da poco stati attaccati e la tensione non ci ha ancora abbandonati. Siamo alla ricerca della porta di ingresso per il cuore della montagna, sapresti cortesemente indicarci la direzione? –

-        Siete sulla giusta via – rispose impassibile l’umano squadrandoli uno ad uno – anch’io sono diretto lì.

-        Allora forse siamo qui per le stesse ragioni – continuò il chierico -  ti prego dicci, cosa ti porta qui?

-        Ne dubito… ma avremo modo di accertarcene, al Tempio della Giustizia…, adesso vi prego di lasciarmi continuare la mia meditazione.

 

Non c’era motivo di insistere, non avrebbero ottenuto altro, così proseguirono fino a giungere, finalmente, all’ingresso tanto agognato. Qui un uomo in armatura attendeva, portava al suo fianco una grossa e riccamente adornata spada. Lo sguardo di Youar era inequivocabile, entrambi gli oggetti erano magici.

-        Dobbiamo entrare – disse lo stregone all’uomo che proteggeva l’ingresso.

-        L’accesso è vietato a molti e permesso ai pochi – rispose l’uomo, poi guardando Diesa – a voi è concesso proseguire. Altri hanno già varcato la soglia, speriamo che questa situazione si risolva presto, in un modo o in un altro… buona fortuna.

 

E così i sei varcarono le porte del cuore della montagna.

 

(RiCCiO)