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speranza | la tana del RiCCiO

speranza

Ad un tratto tutto cessò, tutti si spostarono e volsero lo sguardo verso l’ingesso, una tensione palpabile riempì la stanza. L’arrivo di Gulthias non sembrò altro che un incubo. Richiamato dalle peggiori fantasie di ognuno di loro. Attirato dal male giunse il male, per reclamare ancora potere, ancora. Tutto gli doveva appartenere.

- Voglio le pietre, vecchia.

- Non ti è consentito l’accesso a questo tempio, non ti è consentito di possedere le pietre, non ti verrà concesso il potere ultimo di esse. Lascia la gemma che è in tuo possesso ora e abbandona questi luoghi. La tua ora è scaduta secoli or sono ed il tempo di combattere quello che rappresenti è passato. Per noi sei solo un ostacolo, miserabile e patetico.

- Con il potere concessomi da voi divinità, ho intenzione di accrescere il vostro dominio e la vostra popolarità, di rendere unico il vostro essere in un entità sola, ospitare la vostra forza in me e governare sulla terra dei mortali come mai altro dio. Sarò Gulthias il supremo, temuto ed adorato sia dai malvagi che dai puri d’animo. Cancellerò una volta per tutte la vostra esistenza, lasciando libero il mondo dalla vostra influenza.

Grenit e la vecchia si posizionarono davanti al gruppo per fronteggiare il maestro vampiro, facendo poi segno agli altri di allontanarsi. Dredèn si volse nella direzione dei cinque compagni e per la prima volta questi si resero conto che non sembrava essersi ripreso dalla ferita che aveva mostrato al loro ultimo incontro. Infatti la sua posa non era fiera e ferma come la ricordavano, ma lo era la sua voce ed il suo sguardo penetrante. La spada era sporca del sangue nero dei demoni.

- Dovete aiutarmi a sconfiggere il male, non abbiate timore ed eseguite ciò che vi chiedo. - un sorriso stanco apparve sul volto del paladino - Voglio ringraziarvi, non c’è colpa in voi. Le intenzioni degli dei sono più forti del caso o della sventura in qualunque forma essa si presenti.

Lo sguardo del chierico oscuro e della dama elfica si fissò su di loro, ascoltando comunque con attenzione le parole del paladino. Questo si rivolse ai due:

- Damidàn, dimentica i tempi passati, ed accogli la mia richiesta. Aiutami a sconfiggere il potere delle pietre. Il sacrificio della nana è stato grande, anche se guidata dalle voci del male ha compiuto un gesto nobile ed utile alla causa. Poiché oggi i nostri valori si uniscono dalla discordia, concedetemi di dire che nel mondo resta speranza e che il mio gesto ultimo è solo una piccola ed insignificante storia se paragonata a ciò che deve venire.

- Dredèn alla memoria dei tempi passati dedico grande rispetto, conosco i tuoi ideali ed i tuoi valori e so che conduci le tue gesta nella speranza piuttosto che nella comprensione di esse. Comunque decido di aiutare una causa comune e non solo la tua persona.

Un campo di forza attorno al gruppo costituito dai tre possessori delle pietre si fece sentire, ed il potere che i cinque avventurieri avvertirono provenire da esso li allarmò grandemente. Un energia devastante si stava propagando all’interno del cerchio formato da Gulthias, la vecchia e lo halfling. Dredèn si rivolse ai cinque compagni domandandogli di fermare l’uomo alle loro spalle a tutti i costi.

Lo strano personaggio che avevano incontrato nel loro cammino, in una delle grotte nel sentiero della montagna, era dietro di loro. Nemmeno si erano accorti che era passato al loro fianco, osservava gli occhi del paladino con fare indagatore, poi osservava loro, come per valutare quanto effettivamente potessero rappresentare un ostacolo.

- Dovete fermarlo perché il suo animo non è corrotto, - continuò Dredèn - il suo credo è intatto e non può pienamente condividere le mie azioni. Bryd devi lasciarmi andare.

- Mai. Nessun gesto malvagio può giustificare un fine buono, nessun sacrificio può essere ripagato, perché tanta è la sofferenza per chi resta. Io impedirò con la vita che questo accada.

- Damidàn, Liadon, impedite a qualunque costo che quello che sta per accadere venga interrotto. Confido in tutti voi e nelle sorti decise dagli dei. Addio.

Bryd si lanciò in direzione di Dredèn, ma veloci Krando e Dagobar intercettarono la strana figura e la bloccarono a terra.

Come in un incredibile sogno, o come nel peggiore degli incubi, videro il destino del cavaliere delle due spade compiersi, Dredèn cominciò a farsi strada all’interno del cerchio magico, spezzando la barriera con una delle due spade.

 

Nei suoi occhi risplendeva la luce di un limpido cielo azzurro, immagini passate affollarono la sua mente, rivide gli stendardi del palazzo di GreyHawk danzare fieri nel vento, le enormi mani di suo padre quando da bambino gli mostrò la spada di famiglia, il magico tramonto riflesso in quella stessa spada quando si allenava con Geriko, suo maestro e tutore… il viso dolce  di Ludmilla la prima volta che si incontrarono… le lacrime che non vide e il freddo che sentii quando senza voltarsi lasciò GreyHawk …

 

In un attimo che parve eterno i destini di tutti i presenti, i dubbi, i desideri, le vite di tutte le genti che popolavano la terra, si fusero in un unico gesto di speranza: Dredèn penetrò la barriera ed entro nel campo di forza.

Fu chiaramente avvertibile, il tempo rallentò, frazioni di secondo all’interno del campo di forza divennero interminabili minuti. Dredèn estrasse una pietra, poi l’inferno scoppiò ovunque attorno a loro. Damidàn e Liadon si trovarono accerchiati da due essere immondi, pronunciarono parole magiche ma senza efficacia.

- Non c’è magia in questo luogo. - sussurrò lo stregone Youar.

La battaglia fu sofferta e ciò che accadde all'interno del campo di forza sembrò avvenire in un mondo lontano e privo di significato. Bryd continuava ad urlare e a pregare di lasciarlo andare, c’era un altro modo, un’altra soluzione, per un istante parve loro di vedere Dredèn tagliare la testa allo halfling, ma tutto era troppo assurdo e troppi i demoni da tenere a bada. Quando i nemici furono caduti ed il cerchio si spense la luce del tempio sembrò risplendere con più forza, le influenze che la infestavano erano scomparse.

Incastonata nella pittura, dove le mani di Hextor ed Heironeous si congiungevano, videro la Pietra dei Lamenti, finalmente unificata.

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Per la prima volta Damidàn rivolse loro la parola - E voi chi sareste mai? – chiese con sarcasmo ai cinque compagni.

Senza la minima esitazione, Dagobar volse lo sguardo severo verso il chierico oscuro, le mani posate sull'elsa del fido falcione - Noi siamo i cavalieri del Quchenaz - rispose. Niente era rimasto del malefico Gulthias, dello halfling Grenit, della vecchia Judon, di Diesa, di Dredèn, solo il ricordo nelle menti di coloro che furono testimoni delle loro gesta, testimoni di questi incredibili avvenimenti.

(Roy - RiCCiO)