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1. | la tana del RiCCiO

1.

Sabato mattina di una splendida giornata invernale. Se non fosse stato febbraio si poteva pensare che la primavera fosse già arrivata. Il suono delle campane interruppe il ronzio della bicicletta e fece intuire a Riccardo che era pressappoco mezzogiorno. Ancora pochi tornanti e l’unico padrone di questo fine settimana sarebbe stato il silenzio. Un atteso silenzio.

I due tornanti parevano infiniti, ma finalmente eccola! La punta del campanile, con l’inconfondibile orologio verde.

-        Ancora poco e potrò dissertarmi alla fontanella – pensò tra se e se l’avventuriero solitario.

Ma all’improvviso un banco di nebbia si mise sul suo cammino. Così fitto che bastò poco per andare a sbattere contro qualcosa di assai duro.

Riccardo riaprì gli occhi dopo qualche minuto.

E’ sempre stato un ragazzo di animo forte, a fermarlo non sarebbero stati un banco di nebbia e una accidentale caduta.

Si sentiva pronto a rialzarsi, ma il battito del cuore aumentò, il sangue pulsava forte per irrorare le ginocchia sbucciate, un senso di vertigine lo colse, sentiva molto freddo. Si guardò le mani, erano quasi viola. Sentì le gambe indolenzite, sia per la lunga corsa in bicicletta, sia per la brusca caduta.

-        Questo freddo è innaturale – pensò.

Non che fosse uscito in piena estate, ma nessuno poteva pensare che con una giornata così bella in pianura, a soli  500 metri sul livello del mare si sentisse così freddo.

Erano anni che non ritornava in quel posto d’inverno. Un posto di ricordi. Riflessioni. Divertimenti. Bastò poco per perdersi nei pensieri, si raggomitolò su se stesso, per proteggersi dal freddo. Non si accorse che di fonte  a lui c’era un grosso pesce argentato. Quando se ne rese conto rimase a bocca aperta, e non potendo farne a meno, fissò a sua volta quegli occhi gialli che lo guardavano intensamente.

Il freddo congelava ogni suo gesto, ogni suo minimo respiro.

Quel pesce non fece molto, lo guardò e poi sembrò tuffarsi in mezzo alla nebbia.

 

Splash … come un pesce che guizza nel lago.

 

Splash? Lago? Ma cosa stava succedendo?

La curiosità portò Riccardo ad alzarsi, a dirigersi verso ciò che aveva provocato quel suono. Magicamente, come se credere a quel pesce irreale lo avesse guarito, il suo corpo sembrava sano come prima della caduta. Riccardo provò a saltellare, nessun dolore. Guardò le sue ginocchia, il sangue che fino a prima scendeva dalle piccole sbucciature sembrava sparito e con esso anche quei piccoli graffi. Cosa stava accadendo?

Non fece in tempo a formulare la domanda, che una vocina flebile disse:

-        Sembri bravo con la bicicletta, se fossi in te la porterei con me. Potrà tornarti utile.

 

C’era qualcuno, ma chi? Dove?

Non si vedeva niente con la nebbia, lo sanno bene gli abitanti della  pianura, in certe situazioni è rischioso anche camminare in mezzo ad un prato. Provò a darsi qualche pizzicotto, ma non stava sognando.

Tutto era così assurdo. Decise comunque di proseguire, prima però era necessario cercare la sua bicicletta da corsa, regalo del Natale appena passato. Ma la bicicletta era già li al suo fianco.

La guardò bene, era la sua bicicletta. Controllò che non ci fossero graffi, vista la caduta, ma sembrava tutto a posto.

Cioè, mica tutto a posto…