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uno | la tana del RiCCiO

uno

L’acqua che correva lungo il margine del lungo filare di viti rispecchiava freddamente il cielo terso.

Nubi leggere passavano nel cielo sulle loro teste senza sfiorare il disco del sole, basso sull’orizzonte del primo pomeriggio invernale.

Uomo e cavallo erano accanto al ruscello ingrossato dalle piogge dei giorni precedenti, l’uno a specchiarsi l’altro a bere.

I vestiti dai toni silvestri, piuttosto modesti, qualificavano l’uomo come un non nobile. Le armi lo facevano riconoscere come cacciatore.

Tale egli era: mercenario al servizio di chi cercasse una preda particolare.

Non si era mai posto troppi problemi, nello scegliere a chi rendere il proprio servizio; non era di palato fine, ed era stato il guadagno ad avvicinarlo alla caccia.

Manteneva uno stile di vita inferiore alle proprie capacità, in parte perché non aveva idea di quanto sarebbe durato, in parte perché sapeva che la gente guardava male i cacciatori che esibivano troppa ricchezza.

"Guardati da loro! Cacciano anche uomini!" diceva sempre sua nonna all’apparire di cacciatori i cui vestiti erano in tessuti preziosi e ricchi.

Allo stesso modo evitava di apparire troppo logoro e freddo.

"Evitali! Si vede che sarebbero capaci di cacciare anche donne e bambini!" gli ripeteva la vecchia trascinandolo in casa, all’apparire di cacciatori con il viso smunto e lo sguardo braccato.

Il sangue però l’aveva chiamato presto in quella folla varia… suo padre aveva cacciato in vita, e così faceva lui.

Ed in effetti, tra le prede più facili e meglio retribuite c’erano spesso ribelli e fuggiaschi che sfuggivano alla giustizia dei signori del luogo, e dovevano essere altrimenti ripresi e cancellati.

Un cacciatore meglio di uno squadrone poteva raggiungere chi si nascondeva, stanarlo e riportarlo dove doveva restare. Vivo o morto che fosse.

Talvolta li chiamavano randagi o lupi… e veramente l’istinto di un cacciatore assomigliava molto a quello degli animali che vivevano cacciando, in gruppo come da soli: fiuto, vista e sesto senso li guidavano a discapito dei più.

All’inizio, con i primi successi, non si era posto scrupoli; l’ardore della gioventù l’aveva trascinato verso ogni nuova sfida ed ogni nuova preda. Dopo qualche anno però erano nati in lui grigi blocchi di coscienza. Sempre più spesso pensava a fermarsi, si scontrava con i primi dubbi.

Si alzò dalla sua posizione accucciata, pulendosi una mano sulla gamba dei pantaloni, e guardò verso il semplice castelletto che si ergeva qualche miglio più avanti.

Nobili di poca schiatta avevano indetto una caccia piuttosto sostanziosa, e la voce che si era sparsa subito l’aveva condotto fin lì.

Sistemò la sella del cavallo, quindi rimontò spingendo l’animale avanti, ad un trotto tranquillo.

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