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quattro | la tana del RiCCiO

quattro

Arrivarono alla locanda per puro miracolo; ritirò le sue cose e lasciò qualche moneta in più all'oste, nella fretta di lasciare quel posto. Le fredde mura di pietra erano rassicuranti, ma la nuova sensazione di soffocamento che sentiva non lo lasciava respirare.

La voce che cantava, mentre usciva cavalcando a spron battuto dalle mura, non era più così dolce e rassicurante.

"Il sole splendeva il giorno in cui giungesti a me…

avevo freddo, tanto freddo,

ma ora quel gelo non lo sentirò più!"

Le strade lo inquietarono a lungo prima di allontanarsi abbastanza da quel luogo maledetto; ad un tratto aveva nostalgia di casa... nostalgia delle sue terre.

Non era nel suo progetto tornarvi, ma gli bastò ricordare il luogo che si trovò a dirigere il cavallo in quella direzione senza quasi rendersene conto.

Sentiva un ritmo strano nel petto, un qualcosa di caldo e fermo. La sera, fermandosi a bivaccare, apriva la giubba ma non trovava nulla di strano. La pelle era liscia, forse un po' più calda. Forse era un qualche tipo di irritazione, o di febbre... ma se non dava problemi, non sapeva come occuparsene.

Arrivò dopo un paio di settimane di sonni agitati al villaggio.

Trovò alcune cose modificate dal tempo, mentre altre mantenevano addosso l'odore appiccicioso del conosciuto, con la sfumatura di quanto, una volta ritrovato, ha un sapore diverso eppure noto: è chi lo sente ad essere cambiato.

Girovagando trovò una baita dissestata e abbandonata in alto, alle pendici del monte, in ottima posizione per chi voleva cacciare: vi si sistemò. Nessuno fece problemi, in fondo era uno di loro.

Nonostante questo, scendeva di rado al villaggio. Non vi si sentiva a proprio agio; per la paura provata, si diceva, ma non ne era più così convinto.

Dentro di lui una voce che non aveva mai sentito prima cantava in una lingua strana; anch'essa non completamente estranea, anch'essa con qualcosa di familiare.

Sui vetri della casa si creavano immagini di boschi dorati, e di figure fluttuanti sull'acqua. Inizialmente lo atterrivano, ma più passava il tempo più gli sembravano conosciute ed amate.

L'unicorno compariva solo di notte, in qualche incubo; gli annunciava che non era più un uomo, e che oltre le montagne i suoi simili lo stavano aspettando perchè li risvegliasse da un sonno antico.

Erano notti agitate durante le quali si svegliava in un bagno di sudore, e allora usciva a guardare il profilo delle montagne finchè non giungeva l'alba. Forse, se ci fosse andato e non avesse scoperto nulla, avrebbe smesso di fare incubi così atroci.

Non poteva neppure passare troppo tempo al villaggio, o in altre città: si assottigliava giorno dopo giorno, e la sua pelle andava cambiando.

Assomigliava sempre più alle creature di sogno che comparivano nelle illusioni del giorno, troppo per essere scambiato a nulla di umano, da vicino.

"That is not dead which can eternal lie, And with strange aeons, even death may die"