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I’Albero | la tana del RiCCiO

I’Albero

Venne il giorno in cui i nuovi germogli dei nuovi semi videro la luce del sole, spuntando nel giardino del vecchio Tom, erano piantine piccole piccole, diverse tra loro eppur molto simili, come tutte le piantine, d'altronde, ma una piantina in particolare attirò da subito l’attenzione scrupolosa del nostro Tom, per il semplice fatto che questa non era una piantina, era un albero.
Il vecchio Tom rimase un po’ perplesso, l’aveva riconosciuto subito, altre volte nel suo giardino erano spuntati i germogli di un albero, ma mai questo era riuscito ad arrivare ad una maturità degna di questo nome; così gironzolando pensieroso intorno a questo inaspettato ospite, il vecchio Tom rimuginò e rimuginò, fino a quando decise che sì, lo avrebbe fatto crescere nel proprio giardino.

Vi ci dedicò anima e corpo, come si suol’ dire, e la vita trascorse gioiosa per il vecchio Tom e finalmente, al contrario di tutti gli altri, questo albero crebbe, forte, rigoglioso, le sue fronde si allargavano sicure sopra il suo solido tronco e in breve fu così alto che ammirandolo, Tom immaginava potesse toccare persino il cielo ! Era al settimo cielo il vecchio Tom, passava le sue giornate all’ombra delle belle foglie del suo albero, e questo pareva esprimere la sua gioia regalandogli dolci frutti, nutrienti e sani, e Tom lo accudiva e lo curava come mai aveva fatto prima, con nessun altra pianta.
I giorni passarono felici, tra belle giornate e grandinate, nebbioso freddo e inteso caldo, la vita passò via veloce, non sempre facile, intendiamoci, ma intensa, veramente vissuta, il tempo portò i suoi cambiamenti, la conformazione del giardino mutò, come quella dei giardini accanto, d'altronde, non basta una siepe per dividere una terra, ed il vecchio Tom guardava con apprensione quei giardini i cui proprietari, forse perché troppo occupati, forse perché troppo accaniti, furono abbandonati alle erbacce, che piano piano divennero padroni incontrastati, anche perché a volte accudite e coltivate come fossero piante, che assurdità, pensava il vecchio Tom, chissà perché, borbottava tra sé e sé.